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Un capolavoro poco conosciuto : la pala di Ludovico Brea “Ognissanti” 16

4 Nov

Mentre a Roma Michelangelo Buonarroti stava ideando e realizzando la cappella Sistina (1508-1512) per il papa ligure  Giulio II Della Rovere, con le sue figure possenti e poco vestite ,quasi un richiamo all’essenzialità dell’uomo, e Raffaello ornava con i suoi affreschi, ricchi di cultura, le Stanze Vaticane (1509), a Genova, un pittore meno noto, Ludovico Brea ,(Nizza 1450-1522), si accingeva a eseguire una pala per la cappella gentilizia degli Spinola a Santa Maria di Castello, il convento domenicano di Genova. Un’opera minore, raffinata,di intenso significato e dal tono familiare che parla al cuore.Facciata chiesa Santa Maria di Castello.              La comittente era Teodorina Lomellini vedova Spinola e il soggetto proposto era “Ognissanti”, una rappresentazione del dogma cristiano della Comunione dei Santi, la vita di uno è la vita di tutti, e viceversa, molto prima della scoperta di Internet si era avuta questa intuizione profonda.Lo affermavano anche gli antichi filosofi Stoici : “siamo le membra di un grande corpo” in latino “membra sumus corporis magni”. Questa pala commissionata nel 1500 venne eseguita in ben 13 anni, forse il Brea fece anche dell’altro, essa  è concepita in modo molto ordinato : in alto al centro La Trinità e la Vergine , poi i Profeti e gli Apostoli e i Santi che li circondano, tra questi al centro di spalle, vestita di verde una giovane donna, si dice la bella tra le belle,  Simonetta Cattaneo Vespucci,morta a soli 22 anni, che Botticelli immortalò nella Primavera e in altri dipinti. C’è poi una serie di angeli e sotto la schiera dei vivi. Le figure sono ben 215 e  vengono rappresentate con una precisione meticolosa, sono uno specchio degli abiti e delle fogge del tempo, hanno un atteggiamento garbato e sembrano parlare tra di loro. Queste figure sono quasi pressate una sull’altra , una contiguità che non lascia spazio, quasi a indicare una rappresentazione grafica della parola ‘prossimo’ che è il superlativo del’avverbio latino ‘prope’ vicino,vicinissimo, un’invito a farsi prossimo all’altro , essergli vicinissimo. In questo gruppo di figure, con estrema modestia,  quasi si nasconde la comittente Teodorina Lomellini Spinola. Non é la consueta pala con i comittenti ben in vista, qui è insieme agli altri. Nell’angolo destro compare la figura di un frate coll’abito francescano che si dice sia Girolamo Savonarola, il Lutero italiano, che proprio a Genova aveva predicato il quaresimale nel 1490 e venne giustiziato come eretico 8 anni dopo. C’è poi la predella interessantissima,la scena é la Deposizione, il momento più triste della vita della Madonna che si contrappone al momento della gloria presentato nella pala,al più grande dolore corrisponde la più grande gioia.Inoltre la scena della Deposizione è ambientata a Genova e si vede bene il  promontorio di Portofino nello sfondo,la prima rappresentazione del famosissimo promontorio.La coesione di popolo che caratterizza i genovesi ed é così ben rappresentata in questa antica pala, rivive oggi negli ” angeli col fango sulla maglietta ” solidali e attivi per chi è stato colpito dalla sventura dell’alluvione.Questo spirito di coesione lo si può vedere anche in questa vecchia foto di una famiglia genovese.

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Ingres : Raffaello e la Fornarina. Post n.10

30 Set

Il sontuoso ritratto di Napoleone Imperatore fu il più famoso dei numerosissimi ritratti eseguiti da Gian-Augusto Domenico Ingres, (1780-1867) che si era specializzato in questo genere di pittura.Nel 1806 , Ingres vinse il prestigioso concorso Prix de Rome, istituito da Napoleone I, per un soggiorno a Roma presso Villa Medici, l’ambasciata francese e vi  rimase a lungo.( Sotto, giardino villa Medici dipinto da Velasquez .)Nel 1803 era stato segretario dell’ambasciata lo scrittore René de Chateaubriand, il cui libro  “Il genio del Cristianesimo “, pubblicato l’anno precedente, aveva dato il via al ritorno dello spirito religioso e all’esaltazione del sentimento. Ingres, non rimase indifferente a questo nuovo messaggio e, come pittore, si  appassionò delle opere  di Raffaello.Per  celebrare il suo matrimonio con Maddalena Chapelle dipinse il quadro “Il fidanzamento di Raffaello”(1813), che rappresenta appunto il fidanzamento di Raffaello con la nipote del cardinale Bibbiena, rappresentato al centro.Ne dipinse poi anche un altro con diverso tema : l’ amore tra il pittore sommo e la bella e giovane fornaia, Margherita Luti, che venne vissuto dai pittori romantici dell’800 come celebrazione del sentimento puro e dell’amore suscitato dalla bellezza femminile di cui la Fornarina è simbolo, e non da convenienze sociali.Questa unione tra il sommo pittore e Margherita, la bella figlia del fornaio, durò dal 1509 fino alla morte di Raffaello nel 1520. Si narra che Margherita si ritirò in seguito in un convento.La vicenda sentimentale di Raffaello e la Fornarina era conforme all’idea romantica della coincidenza dell’arte e della vita nell’opera d’arte. Ingres vuol cogliere la genesi dell’ispirazione artistica di Raffaello nel sentimento spontaneo e sincero verso la bellezza femminile. ( Sotto quadro di Ingres su questo argomento)Si cimentò con questo tema in voga, anche il pittore Francesco Gandolfi nel quadro “Raffaello e la Fornarina” di cui ho già parlato nel post “I quadri del Nonno”che era suo nipote.Direi che il quadro di Ingres è più narrativo e particolareggiato,quello di Gandolfi è più sintetico e intenso.Nello sfondo del primo si vede una parte della Madonna della seggiola e sulla tela uno scorcio de La Fornarina,nel secondo,che in parte lo imita, dietro le figure si vede il quadro,meno noto, della ninfa Galatea, pervaso da un dinamismo insolito per Raffaello. Protagonista della tela, sotto riportata, è il movimento, simbolo dell’Amore, visto come energia trainante, forza ctonia e marina a un tempo, ma anche vaga e mutevole come i Cupidini soprastanti, con i loro capricciosi archi.Stando alle date il quadro di Gandolfi è successivo a quello di Ingres.Sotto autoritratto diFrancesco Gandolfi.Targa posta sulla casa natale di Francesco Gandolfi a San Lorenzo della Costa.Altro quadro ottocentesco con soggetto Raffaello e la FornarinaRaffaello e la Fornarina di Sogni.Sullo sfondo disegni della Scuola d’Atene, il famoso affresco che si trova in Vaticano.Altro quadro di Ingres.Sullo sfondo la Trasfigurazionel’ultimo quadro dipinto da Raffaello che per un altare della basilica di  S. Pietro.

Il regista svizzero della famiglia Bonaparte : Giuseppe Fesch Post n.3

4 Set

Nel meraviglioso quadro del David che rappresenta “Le sacre” di Napoleone e Giuseppina,alla destra del papa PioVII, stanno due prelati, il primo il card. Caprara il secondo il card.Fesch, zio di Napoleone. Come don Abbondio ci domandiamo : “Chi era costui?”. Giuseppe Fesch, ( Ajaccio 1763-Roma 1839) nato pochi anni prima di Napoleone ( Ajaccio 1769- S.Elena 1821) era figlio della nonna materna di questi, Angela Pietrasanta e di Ottavio Francesco Fesch suo secondo marito, uno svizzero, ex capitano genovese. Come mai uno svizzero in Corsica? Gli svizzeri, famosi come soldati ,erano richiesti da stati stranieri, quali lo stato pontificio, il regno di Napoli, la repubblica di Genova.Succedeva che questi soldati si stabilissero in queste città italiane.Genova possedeva la Corsica e vi aveva mandato il capitano svizzero-genovese Fesch che sposò la giovane vedova del’ingegnere Ramolino Angela Pietrasanta. Costei aveva una figlia di 13 anni che l’anno dopo si sposò col giovane avvocato Carlo Bonaparte di 20 anni, orfano dei genitori, e accudito dallo zio Luciano, arcidiacono di Ajaccio. Il figlio di Angela era di poco maggiore dei figli della figlia Letizia anche se era loro zio.( Sotto Carlo e Letizia Bonaparte)Passano gli anni, la Corsica è venduta alla Francia, la famiglia Bonaparte si schiera senza esitazione, col nuovo governo francese, sono nati numerosi figli di cui solo otto sopravvivono. Il nonno Fesch insegna a leggere e a scrivere al piccolo Napoleone, al figlio e al nipote Giuseppe. Quando compiono i dieci anni, Carlo Bonaparte ottiene dal governo francese il diritto di mandarli alla scuola militare di Brienne e nel seminario di Aix-en Provence. Luigi XVI non era in fondo uno spietato tiranno se veniva incontro alle famiglie nobili in difficoltà economica. Giuseppe poco dopo esce dal seminario e studia diritto a Pisa come il padre, Giuseppe Fesch rimane e diventerà parroco a Ajaccio, Napoleone rimane alla scuola militare di Brienne. Quando inizia la rivoluzione G.Fesch  giura sulla Costituzione Civile del Clero,poi lascia il sacerdozio , lavora come commissario dell’esercito e viene assunto dal nipote Napoleone nella prima campagna d’Italia. Poco dopo si riavvicina alla chiesa   e , fatto un periodo di revisione, ritorna prete e lo rimarrà tuta la vita. Le fortune del nipote sono anche le sue, viene nominato vescovo di Lione e poi primate delle Gallie. Sopra un suo ritratto. Quando Napoleone decide di fare il Concordato con la Santa Sede, lo zio vescovo tratta con gli inviati del Papa e va a Roma come ambasciatore presso la Santa Sede, il suo segretario è lo scrittore R.Chateaubriand. Nel 1804  Giuseppe Fesch, accoglie a Roma il nipote Luciano, il fratello ribelle di Napoleone costretto poi a lasciare Roma e a rifugiarsi in Inghilterra. Dopo il Concordato , viene nominato cardinale da Pio VII e organizza la solenne incoronazione, accompagna il papa da Roma a Parigi. Come ho detto all’inizio lo zio Fesch è a fianco di Pio VII durante la cerimonia. Il papa Pio VII, molto grato a Napoleone per il Concordato ,non condivide però la sua politica di controllo sulla gerarchia ecclesiastica. Nel 1811 viene convocato a Parigi un Concilio Nazionale dei Vescovi presieduto da Fesch, ma i vescovi non si mettono contro il Papa. Fesch non  approva  la prigionia del Papa a Savona e a Fontainebleau, si ritira nella sua diocesi di Lione, non condivide nè appoggia la politica ecclesiastica del nipote diventato Imperatore.Sarà lui però a celebrare le nozze tra Napoleone e Maria Luisa d’Austria. Dopo Waterloo va a Roma accolto da Pio VII e diventa il punto di riferimento dei fratelli Bonaparte. A Roma si stabilisce la madre di Napoleone , Letizia, il fratello Luciano con la sua numerosa famiglia e la sorella Paolina moglie di Camillo Borghese. In questo palazzo di piazza Venezia vive gli ultimi anni Letizia Bonaparte ,conduce una vita austera, monacale, lei, che si era sempre resa conto della precarietà dei successi del figlio,soleva dire :” A patto che tutto questo duri.”, che non aveva presenziato alla sua incoronazione, in questa casa si spegne piamente nel 1837. Due anni dopo anche il fratellastro Giuseppe Fesch conclude i suoi giorni. G.Fesch , intenditore d’arte collezionò un gran numero di quadri, (16000),( sotto una Vergine col Bambino del Bellini che fa parte della collezione) che lasciò alla città di Ajaccio ed ora si trovano nel museo intitolato al suo nome. Si può osservare che l’Impero Napoleonico fu concepito come una grande azienda familiare,il clan Bonaparte, Napoleone generale e imperatore, i fratelli sovrani degli stati europei, le sorelle mogli di sovrani o notabili e lo zio Giuseppe, vescovo e cardinale che pensava a tutti.