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La prima lezione del prof. Paolo Bozzi a Padova,novembre 1961.

3 Ago

Nell’anno accademico 1961-62 era arrivato all’Istituto di Psicologia dell’ Università di Padova un nuovo docente : il prof. Paolo Bozzi (1930-2003).L’Istituto si trovava nella sede della Facoltà di Magistero, a lato del Liviano, in un vecchio palazzo. Forse si era in venti ad assistere a quella lezione, l’aula era poco più di una stanza ampia, non c’erano banchi, solo seggiole, la cattedra non aveva pedana,per scrivere gli appunti ci si arrangiava. Si aprì la porta, entrò il nuovo insegnante, aspetto signorile, stile inglese, pipa in mano,passo disinvolto, ci alzammo in piedi e subito ci domandò :” Perché vi alzate ?”. Imbarazzati rispondemmo che è una consuetudine, obbiettò che a lui quella consuetudine non piaceva. Da quel giorno nessuno più si alzò in piedi. Poi osservò come ci eravamo disposti, noi, i poco numerosi studenti che iscritti alla Facoltà di Filosofia, seguivamo il corso di Psicologia,la prima fila era vuota. Domandò di nuovo perché fosse vuota. La risposta la diede lui stesso, era un segno di diffidenza e di finta modestia. Ci invitò a occupare la prima fila. Il ’68 era lontano e impensabile. Si capì che non voleva degli studenti succubi ma dei collaboratori che partecipassero attivamente. Chi eravamo ? Io Ester F., ero al 2 anno, poi Cristiana M., Cristiana T., Giuseppe T. e la sua fidanzata, Carla B. e nell’angolo in fondo a sinistra Umberto C., quies in angulo cum libris, ora affermato filosofo dal genio multiforme. Si diceva che Paolo Bozzi avesse lasciato un posto ben retribuito a Milano per seguire la carriera universitaria. Così cominciai a conoscere la Psicologia che venendo dal Liceo Classico, come era d’obbligo, non conoscevo. Secondo il prof. Bozzi la psicologia coincideva con la psicologia della Gestalt di Wolfgang Kolher (1887-1967 ), psicologo tedesco , antinazista, emigrato negli U.S.A. L’ analisi del carattere etcc. per lui erano solo chiacchiere vane. Raccontò un aneddoto : ” Una lettera con la descrizione di un carattere venne inviata identica a un gran numero di persone diverse , invitate a dare una risposta: le risposte furono tutte uguali, ognuno si identificava in quel carattere, ergo quella descrizione non valeva nulla. ” Per lui la Psicologia non era materia da rotocalco, ma seria disciplina. Si faceva seguire, si notava la sua passione, la sua ansia di verità e di rigore. Si notava anche un isolamento rispetto agli altri insegnanti di Filosofia che proponevano la Metafisica Classica di derivazione aristotelica. Paolo Bozzi si professava agnostico, diceva apertamente che dopo non so qual pensatore, non si poteva più parlare di anima, quindi a-religioso.( Non sapevo allora di essere lontana parente di Ernesto Bozzano, ( Genova 1862-Genova 1943) filosofo positivista e spiritista,capostipite della Metapsichica scientifica, che, attraverso lo spiritismo , volle dimostrare non solo la realtà dell’anima, ma la sua sopravvivenza.) La sicurezza con cui Paolo Bozzi proponeva il suo credo agnostico era degna di rispetto,tanto più perché   era in contrasto con l’insegnamento di altri famosi docenti come U.A. Padovani, cattolico convinto, nonchè esperto conoscitore e ammiratore del pensiero Buddhista, ed anche di Vittore Branca, cattolico con venature mistiche, prestigioso docente di Letteratura Italiana e segretario della Fondazione Cini di Venezia.Agli studenti venivano proposti due mondi, estranei l’uno all’altro, uno iniziava dove l’altro finiva. La mia naturale tendenza a ricercare l’unità, la ” rerum concordia discors” mi spinse a chiedere una tesi sui rapporti tra filosofia e scienza.Potrei dire che il prof. Bozzi mi ha risvegliato dal sonno metafisico ? C’è stato un “effetto Bozzi”, come si disse . Sì, ma riflettendo nel tempo ho percepito che il mondo dell’esperienza ha dei limiti che è raginevole riconoscere,e la categoria dello Spirito ha un suo valore fondante. Frequentai il corso, sostenni l’esame, 28. Non ebbi più rapporti col prof. Bozzi. Lo incontrai all’uscita della discussione della tesi di Laurea, fu molto gentile, si congratulò con me, mi chiese l’argomento, gli interessò. Mi chiese di inviargli la parte conclusiva. Gliela inviai, ma non ebbi risposta. Evidentemente non era conforme alle sue idee. Aveva capito che io mi ero adeguata a una giusta logica di scuola, mi era alzata in piedi. A volte alzarsi in piedi in segno di rispetto è più agevole che stare seduti.        P. S. Per quanto riguarda notizie biografiche e bibliografiche su Paolo Bozzi, rimando il lettore alle numerose voci che può trovare su Google. Il mio post vuol essere solo un segno di riconoscenza ad un autentico maestro di pensiero.