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Un positivista “controcorrente” : Ernesto Bozzano. Parte seconda.

20 Ago

Ernesto Bozzano,abbonato a quasi tutte le riviste italiane e straniere ,di spiritismo,cioè della credenza nelle relazioni tra il mondo materiale e il mondo invisibile degli spiriti, lettore attento dei testi più significativi al riguardo, raccolse e schedò un enorme materiale di testimonianze di sedute spiritiche e giunse a formulare delle teorie e delle ipotesi , seguendo il principio della convergenza delle prove. Nel libro ” Enigmi di psicometria” , sostiene che nell'”etere” convergono le vibrazioni che emanano da tutte le attività dell’universo e il sensitivo entra in contatto con esse tramite un oggetto carico di fluido. Ai nostri giorni, con le debite differenze,sperimentiamo questa intuizione , quotidianamente, con un semplice cellulare, miracolo della tecnologia. Ebbe rapporti epistolari con uomini di scienza eminenti ,come gli inglesi W.Crookes, fisico e chimico, cui si deve fra l’altro la scoperta del Tallio, che emette il famoso raggio verde, e Lodge, studioso di Fisica, ed anche di Teosofia i cui studi sulle onde Hertziane prepararono la scoperta della radio, e il francese Richet, premio Nobel per la fisiologia e cultore di spiritismo. Nel 1922 pubblicò  “Musica trascendentale” in cui parla di armonie musicali avvertibili nel momento del trapasso o in circostanze ricche di emozioni e “Dei fenomeni di telekinesi in rapporto con eventi di morte”.L’ opera sulla musica trascendentale è apprezzata oggi dal cantante Carlos Alvarado, come compare su FB. Nel 1927 criticò René Sudre che voleva demolire le sue teorie asserendo che i fenomeni spiritici erano riconducibili all’Animismo ed erano emergenti dal subcosciente dei viventi. Secondo Bozzano, nell’Animismo agirebbero le facoltà spirituali latenti del subconscio, mentre nello spiritismo le stesse facoltà si esprimerebbero in modo potenziato dopo la morte. La sua fede nello spiritismo venne rafforzata dalle sedute nel castello di Millesimo attorno al marchese Centurione Scotto che era un medium.Durante una seduta spiritica, nel 1927 , si realizzò una manifestazione della “voce in diretta” che fu oggetto di un libro uscito a Roma nel 1929. Nello stesso ciclo di sperimentazione ci furono fenomeni di premonizione e di asporto.Egli partecipò anche alle sedute della famosa e discussa medium, Eusapia Palladino , la medium che convinse anche Cesare Lombroso, radicato in una concezione materialistica, del valore dello spiritismo.E. Bozzano confutò la tesi di W.James che aveva parlato dell’ipotesi del serbatoio cosmico delle memorie individuali , oggi con internet, si direbe un server, al quale il medium avrebbe accesso, in quanto nelle sedute spiritiche si erano verificati fenomeni di premonizioni. Nel 1930, a Napoli, pubblicò la sua opera più nota e apprezzata: ” La crisi della morte nelle descrizioni di defunti comunicanti” e” Delle apparizioni di defunti al letto di morte”. Ad esse seguì nel 1931 ” Della visione panoramica e memoria sintetica nell’imminenza della morte” in cui dice che al momento di lasciare la vita il morente ha una visione completa delle vicende della vita.” La crisi della morte nelle descrizioni di defunti comunicanti” si trova su Internet. E’ un’opera rasserenante, i defunti che parlano attraverso il medium ,descrivono uno stato di felicità e di vita completa come non avevano sperimentato in terra, se il loro animo era già spiritualmente elevato al momento del trapasso. Parlano di fraterna accoglienza dei defunti che  ci hanno voluto bene, di una straordinaria capacità di vedere le cose nella loro interezza.Un messagio di grande speranza.Ne consiglio la lettura. Tra il ’31 e il’40 scrisse e pubblicò 15 opere, raggiunse così la fama di uno tra i massimi cultori della scienza metapsichica. Le sue opere vennero tradotte in molte lingue. Dopo il ’40, l’avanzare dell’età, la salute incerta, la censura fascista che fa chiudere la rivista  Luce e Ombra, l’ impossbilità di comunicare con l’estero, data la guerra, E. Bozzano si trovò in difficoltà, ma incontrò una persona di grande valore che lo ammirava molto , il dottor Gastone De Boni ( 1908-1986 ), padovano ,residente a Verona, che strinse con lui un forte sodalizio.Lo nominò erede di tutta la sua ricchissima biblioteca , unica nel suo genere,e così la sua opera potè continuare. De Boni provvide alla raccolta e alla pubblicazione delle opere di Bozzano e anche di inediti. Nel ’41 a Verona vennero pubblicati i volumi “Popoli primitivi e manifestazioni paranormali”, poi  ” Da mente a mente” e “Comunicazioni medianiche tra viventi”. Ernesto Bozzano, divenuto Presidente dell Associazione tra gli spiritisti italiani in Genova, morì il 24 giugno del 1943, sarà un caso ma il 24 giugno è la festa di S. Giovanni Battista patrono di Genova.E. Bozano elaborò il “neorazionalismo spiritualistico”, per questo l’ho definito un positivista ” controcorrente”.In questo modo avvia il pensiero laico verso una dimensione religiosa dello spirito .Anche chi è contrario allo spiritismo, rispetta il valore dell’opera titanica di E. Bozzano. Il dottor G. De Boni , coadiuvato dal dott. Ravaldini, riuscì a costituire la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni a Bologna che si adopera per divulgare le opere di E.Bozzano, attualmente è presente su FaceBook e sta celebrandone i 150 anni dalla nascita, 1862-2012.Luca Gasperini nel 2010 discusse la sua tesi di laurea a Bologna su Ernesto Bozzano.

La vita culturale a Genova al tempo di Ernesto Bozzano, fondatore della Metapsichica.

12 Ago

Non si può parlare dell’opera di Ernesto Bozzano (1862-1943), senza fare un rapido accenno al ricco fermento culturale di Genova tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del  ‘900. L’unità d’Italia, che molto deve a Genova, aveva galvanizzato notevoli ingegni. Scienze ed arti trovarono nell’ambiente genovese un fertile terreno di sviluppo. Ci furono personaggi di eccezione  com Arturo Issel (1822-1922 ), geologo, paleontologo, naturalista, Alberto Issel ( 1848-1926 ), pittore e mobiliere,0ggi si direbbe designer, l’eccelso scultore e politico Giulio Monteverde (1837-1917),noto in particolare per  il “Colombo giovinetto” , ” Jenner inocula il vaccino”, ” L’angelo”  del cimitero di Staglieno,l’esploratore e naturalista Giacomo Doria,cui fu intitolato il Museo di scinze naturali di Genova, il capitano e esploratore Enrico D’Albertis (1846-1932), che fece per tre volte il giro del mondo col suo Corsaro, e fece costruire il bel Castello D’Albertis, ora sede del Museo delle Culture del Mondo,(Sotto una foto che ritrae questi personaggi) suo cugino Luigi, il primo europeo che penetrò nella Nuova Guinea ,scoprì uccelli meravigliosi che chiamò Del Paradiso,e tanti altri studiosi di fama. In campo cattolico emerse fra tutti padre Giovanni Semeria ( 1867-1931 ),nato a Coldirodi, vicino a San Remo, barnabita,studioso di teologia e filosofia moderna, predicatore affascinante e colto, che si proponeva di coniugare religione e scienza moderna. Nel 1897, fondò a Genova la “Scuola Superiore Di Religione”. A Genova poi soggiornarono persone del calibro di Riccardo Wagner che nel 1835 così si espresse in una lettera :E’ noto che il celebre poeta francese ,Paul Valery,  proprio a Genova nella famosa ” nuit de Genes “, 1892, ebbe un’importante esperienza esistenziale, e il  filosofo tedesco F. Nietzsche , così scrisse del suo soggiorno genovese : ” Quando uno va a Genova, è ogni volta come fosse riuscito a evadere da sè, la volontà dilata, non si ha più il coraggio di essere vili.” Prima di lui era stato a Genova il filosofo russo Herzen (1812-1870).Si era poi stabilito a Genova il finanziere inglese , Evan Mackenzie , che si fece costruire un maestoso castello dall’architetto fiorentino G. Coppedé. Nella famiglia di armatori e navigatori, dove nacque Ernesto Bozzano, erano esperti nell’arte del navigare con le navi a vela, navigazione che richiedeva perizia , conoscenze geografiche e astronomiche, audacia soprattutto. Attraversare l’oceano Atlantico, affidandosi ai venti, non era impresa da poco. Ma c’è un viaggio, il viaggio dei viaggi, che non si prenota in agenzia, che non ha biglietto di ritorno, che tutti, proprio tutti, intraprendono, il viaggio verso l’ignoto quando la vita ci abbandona. Ernesto Bozzano volle studiare questo particolare  viaggio. Studiare, scoprire, cosa ci attende quando la vita finisce. Studiare il fenomeno della morte col metodo della filosofia  positivista, cui aderiva, per giungere alla spiritualismo. Una impresa epica, come i viaggi dei suoi congiunti, senza timore di esporsi a critiche taglienti, sapendo di navigare oltre le colonne d’Ercole del sapere tradizionale, ma insieme a eminenti studiosi europei che si ponevano il quesito sulla continuità della vita oltre la morte.

Una nave Costa fece notizia nel marzo 1943 : la Caterina Costa. Post n.22

17 Gen

E’ inutile dire che l’assurdo naufragio della  Costa Concordia, questo nome suona oggi in modo ironico, sia la prima notizia su tutti i giornali.Esattamente cento anni dopo il naufragio del Titanic del 1912.(Sotto,il Titanic ) Il sogno collettivo è diventato un incubo. C’è qualcosa di spettrale in questa immagine della Concordia accasciata su un lato, di inesprimibile.Il repentino passaggio dalla gioia al pericolo mortale, sembra inconcepibile, il pensiero dei morti affligge l’animo e turba il cuore.Ma non è la prima volta che una nave Costa focalizzò l’attenzione dell’opinione pubblica, un fatto molto più grave di quello attuale, avvenne nel 1943, fu l’esplosione nel porto di Napoli della Caterina Costa. La ditta Giacomo Costa fu Andrea di Genova, come è noto, prima di entrare nel mondo delle crociere, commerciava olio d’oliva e possedeva navi che trasportavano l’olio dall’Italia nell’America del Sud e negli Stati Uniti dove era richiesto dagli emigranti italiani ivi residenti. Un commercio florido e redditizio, date le notevoli capacità imprenditoriali della ditta genovese. L’olio si chiamava “Dante” come la “Dante Alighieri” , la società che si occupava degli italiani all’estero. Il camino delle navi era sempre di colore giallognolo, il colore dell’olio, anche adesso. La flotta commerciale dei Costa aveva come ammiraglia la nave “Caterina Costa”, notevole per dimensioni e potenza di motori. Quando l’Italia entrò in guerra la Caterina Costa venne requisita dalla Regia Marina e usata a scopi bellici, serviva per collegare Napoli con i porti del Nord Africa, quali Tripoli e Biserta. Nel marzo del 1943 era appunto ancorata nel porto di Napoli ed era stata caricata di grandi quantità di esplosivi, armi, carri armati, soldati che dovevano arrivare a Biserta per sopperire alle perdite subite dopo l’epica battaglia di El Alamein.La nave, completa del suo enorme carico, era pronta per salpare, però a un certo punto ci fu un guasto che non si riuscì a riparare, poi si temette l’esplosione, ma non la si portò al largo, tergiversando e tergiversando con un immenso boato la Caterina Costa esplose e fu un disastro apocalittico. Pezzi di carro armato vennero lanciati a grandi distanze, cavalli con la testa mozza continuavano impazziti la loro corsa per la città, la banchina del molo sprofondò, ci furono 3000 vittime, anche se la stampa ne dichiarò 600 e anche migliaia di feriti che morirono. Questo atroce evento è paragonabile all’attentato alle Torri Gemelle. L’enorme sciagura attuale sembra piccola al confronto. (Effetti dell’esplosione della Caterina C. )La nave non partì, compromettendo le sorti dell’esercito italiano in Nord Africa. Un fatto orrendo legato alla guerra che è orrenda in se stessa; ma anche in tempo di pace una serie di disguidi può avere coseguenze drammatiche e dolorosissime. Come la Fenice rinasce dal fuoco, cosi, dopo questa esplosione , la Costa Armatori rinacque nel dopoguerra e ci fu la grande affermazione della Costa Crociere, leader nel settore, conosciuta in tutto il mondo, vanto dell’imprenditoria  italiana, luogo di svago e di divertimento entrato nei sogni e nei desideri di tutti. Il sogno, il 13 gennaio, si è tramutato in incubo. Non più dal fuoco, ora la Fenice dovrà rinascere dalle onde.

Un capolavoro poco conosciuto : la pala di Ludovico Brea “Ognissanti” 16

4 Nov

Mentre a Roma Michelangelo Buonarroti stava ideando e realizzando la cappella Sistina (1508-1512) per il papa ligure  Giulio II Della Rovere, con le sue figure possenti e poco vestite ,quasi un richiamo all’essenzialità dell’uomo, e Raffaello ornava con i suoi affreschi, ricchi di cultura, le Stanze Vaticane (1509), a Genova, un pittore meno noto, Ludovico Brea ,(Nizza 1450-1522), si accingeva a eseguire una pala per la cappella gentilizia degli Spinola a Santa Maria di Castello, il convento domenicano di Genova. Un’opera minore, raffinata,di intenso significato e dal tono familiare che parla al cuore.Facciata chiesa Santa Maria di Castello.              La comittente era Teodorina Lomellini vedova Spinola e il soggetto proposto era “Ognissanti”, una rappresentazione del dogma cristiano della Comunione dei Santi, la vita di uno è la vita di tutti, e viceversa, molto prima della scoperta di Internet si era avuta questa intuizione profonda.Lo affermavano anche gli antichi filosofi Stoici : “siamo le membra di un grande corpo” in latino “membra sumus corporis magni”. Questa pala commissionata nel 1500 venne eseguita in ben 13 anni, forse il Brea fece anche dell’altro, essa  è concepita in modo molto ordinato : in alto al centro La Trinità e la Vergine , poi i Profeti e gli Apostoli e i Santi che li circondano, tra questi al centro di spalle, vestita di verde una giovane donna, si dice la bella tra le belle,  Simonetta Cattaneo Vespucci,morta a soli 22 anni, che Botticelli immortalò nella Primavera e in altri dipinti. C’è poi una serie di angeli e sotto la schiera dei vivi. Le figure sono ben 215 e  vengono rappresentate con una precisione meticolosa, sono uno specchio degli abiti e delle fogge del tempo, hanno un atteggiamento garbato e sembrano parlare tra di loro. Queste figure sono quasi pressate una sull’altra , una contiguità che non lascia spazio, quasi a indicare una rappresentazione grafica della parola ‘prossimo’ che è il superlativo del’avverbio latino ‘prope’ vicino,vicinissimo, un’invito a farsi prossimo all’altro , essergli vicinissimo. In questo gruppo di figure, con estrema modestia,  quasi si nasconde la comittente Teodorina Lomellini Spinola. Non é la consueta pala con i comittenti ben in vista, qui è insieme agli altri. Nell’angolo destro compare la figura di un frate coll’abito francescano che si dice sia Girolamo Savonarola, il Lutero italiano, che proprio a Genova aveva predicato il quaresimale nel 1490 e venne giustiziato come eretico 8 anni dopo. C’è poi la predella interessantissima,la scena é la Deposizione, il momento più triste della vita della Madonna che si contrappone al momento della gloria presentato nella pala,al più grande dolore corrisponde la più grande gioia.Inoltre la scena della Deposizione è ambientata a Genova e si vede bene il  promontorio di Portofino nello sfondo,la prima rappresentazione del famosissimo promontorio.La coesione di popolo che caratterizza i genovesi ed é così ben rappresentata in questa antica pala, rivive oggi negli ” angeli col fango sulla maglietta ” solidali e attivi per chi è stato colpito dalla sventura dell’alluvione.Questo spirito di coesione lo si può vedere anche in questa vecchia foto di una famiglia genovese.

Il regista svizzero della famiglia Bonaparte : Giuseppe Fesch Post n.3

4 Set

Nel meraviglioso quadro del David che rappresenta “Le sacre” di Napoleone e Giuseppina,alla destra del papa PioVII, stanno due prelati, il primo il card. Caprara il secondo il card.Fesch, zio di Napoleone. Come don Abbondio ci domandiamo : “Chi era costui?”. Giuseppe Fesch, ( Ajaccio 1763-Roma 1839) nato pochi anni prima di Napoleone ( Ajaccio 1769- S.Elena 1821) era figlio della nonna materna di questi, Angela Pietrasanta e di Ottavio Francesco Fesch suo secondo marito, uno svizzero, ex capitano genovese. Come mai uno svizzero in Corsica? Gli svizzeri, famosi come soldati ,erano richiesti da stati stranieri, quali lo stato pontificio, il regno di Napoli, la repubblica di Genova.Succedeva che questi soldati si stabilissero in queste città italiane.Genova possedeva la Corsica e vi aveva mandato il capitano svizzero-genovese Fesch che sposò la giovane vedova del’ingegnere Ramolino Angela Pietrasanta. Costei aveva una figlia di 13 anni che l’anno dopo si sposò col giovane avvocato Carlo Bonaparte di 20 anni, orfano dei genitori, e accudito dallo zio Luciano, arcidiacono di Ajaccio. Il figlio di Angela era di poco maggiore dei figli della figlia Letizia anche se era loro zio.( Sotto Carlo e Letizia Bonaparte)Passano gli anni, la Corsica è venduta alla Francia, la famiglia Bonaparte si schiera senza esitazione, col nuovo governo francese, sono nati numerosi figli di cui solo otto sopravvivono. Il nonno Fesch insegna a leggere e a scrivere al piccolo Napoleone, al figlio e al nipote Giuseppe. Quando compiono i dieci anni, Carlo Bonaparte ottiene dal governo francese il diritto di mandarli alla scuola militare di Brienne e nel seminario di Aix-en Provence. Luigi XVI non era in fondo uno spietato tiranno se veniva incontro alle famiglie nobili in difficoltà economica. Giuseppe poco dopo esce dal seminario e studia diritto a Pisa come il padre, Giuseppe Fesch rimane e diventerà parroco a Ajaccio, Napoleone rimane alla scuola militare di Brienne. Quando inizia la rivoluzione G.Fesch  giura sulla Costituzione Civile del Clero,poi lascia il sacerdozio , lavora come commissario dell’esercito e viene assunto dal nipote Napoleone nella prima campagna d’Italia. Poco dopo si riavvicina alla chiesa   e , fatto un periodo di revisione, ritorna prete e lo rimarrà tuta la vita. Le fortune del nipote sono anche le sue, viene nominato vescovo di Lione e poi primate delle Gallie. Sopra un suo ritratto. Quando Napoleone decide di fare il Concordato con la Santa Sede, lo zio vescovo tratta con gli inviati del Papa e va a Roma come ambasciatore presso la Santa Sede, il suo segretario è lo scrittore R.Chateaubriand. Nel 1804  Giuseppe Fesch, accoglie a Roma il nipote Luciano, il fratello ribelle di Napoleone costretto poi a lasciare Roma e a rifugiarsi in Inghilterra. Dopo il Concordato , viene nominato cardinale da Pio VII e organizza la solenne incoronazione, accompagna il papa da Roma a Parigi. Come ho detto all’inizio lo zio Fesch è a fianco di Pio VII durante la cerimonia. Il papa Pio VII, molto grato a Napoleone per il Concordato ,non condivide però la sua politica di controllo sulla gerarchia ecclesiastica. Nel 1811 viene convocato a Parigi un Concilio Nazionale dei Vescovi presieduto da Fesch, ma i vescovi non si mettono contro il Papa. Fesch non  approva  la prigionia del Papa a Savona e a Fontainebleau, si ritira nella sua diocesi di Lione, non condivide nè appoggia la politica ecclesiastica del nipote diventato Imperatore.Sarà lui però a celebrare le nozze tra Napoleone e Maria Luisa d’Austria. Dopo Waterloo va a Roma accolto da Pio VII e diventa il punto di riferimento dei fratelli Bonaparte. A Roma si stabilisce la madre di Napoleone , Letizia, il fratello Luciano con la sua numerosa famiglia e la sorella Paolina moglie di Camillo Borghese. In questo palazzo di piazza Venezia vive gli ultimi anni Letizia Bonaparte ,conduce una vita austera, monacale, lei, che si era sempre resa conto della precarietà dei successi del figlio,soleva dire :” A patto che tutto questo duri.”, che non aveva presenziato alla sua incoronazione, in questa casa si spegne piamente nel 1837. Due anni dopo anche il fratellastro Giuseppe Fesch conclude i suoi giorni. G.Fesch , intenditore d’arte collezionò un gran numero di quadri, (16000),( sotto una Vergine col Bambino del Bellini che fa parte della collezione) che lasciò alla città di Ajaccio ed ora si trovano nel museo intitolato al suo nome. Si può osservare che l’Impero Napoleonico fu concepito come una grande azienda familiare,il clan Bonaparte, Napoleone generale e imperatore, i fratelli sovrani degli stati europei, le sorelle mogli di sovrani o notabili e lo zio Giuseppe, vescovo e cardinale che pensava a tutti.