Archivio | Uncategorized RSS feed for this section

Un positivista “controcorrente” : Ernesto Bozzano. Parte seconda.

20 Ago

Ernesto Bozzano,abbonato a quasi tutte le riviste italiane e straniere ,di spiritismo,cioè della credenza nelle relazioni tra il mondo materiale e il mondo invisibile degli spiriti, lettore attento dei testi più significativi al riguardo, raccolse e schedò un enorme materiale di testimonianze di sedute spiritiche e giunse a formulare delle teorie e delle ipotesi , seguendo il principio della convergenza delle prove. Nel libro ” Enigmi di psicometria” , sostiene che nell'”etere” convergono le vibrazioni che emanano da tutte le attività dell’universo e il sensitivo entra in contatto con esse tramite un oggetto carico di fluido. Ai nostri giorni, con le debite differenze,sperimentiamo questa intuizione , quotidianamente, con un semplice cellulare, miracolo della tecnologia. Ebbe rapporti epistolari con uomini di scienza eminenti ,come gli inglesi W.Crookes, fisico e chimico, cui si deve fra l’altro la scoperta del Tallio, che emette il famoso raggio verde, e Lodge, studioso di Fisica, ed anche di Teosofia i cui studi sulle onde Hertziane prepararono la scoperta della radio, e il francese Richet, premio Nobel per la fisiologia e cultore di spiritismo. Nel 1922 pubblicò  “Musica trascendentale” in cui parla di armonie musicali avvertibili nel momento del trapasso o in circostanze ricche di emozioni e “Dei fenomeni di telekinesi in rapporto con eventi di morte”.L’ opera sulla musica trascendentale è apprezzata oggi dal cantante Carlos Alvarado, come compare su FB. Nel 1927 criticò René Sudre che voleva demolire le sue teorie asserendo che i fenomeni spiritici erano riconducibili all’Animismo ed erano emergenti dal subcosciente dei viventi. Secondo Bozzano, nell’Animismo agirebbero le facoltà spirituali latenti del subconscio, mentre nello spiritismo le stesse facoltà si esprimerebbero in modo potenziato dopo la morte. La sua fede nello spiritismo venne rafforzata dalle sedute nel castello di Millesimo attorno al marchese Centurione Scotto che era un medium.Durante una seduta spiritica, nel 1927 , si realizzò una manifestazione della “voce in diretta” che fu oggetto di un libro uscito a Roma nel 1929. Nello stesso ciclo di sperimentazione ci furono fenomeni di premonizione e di asporto.Egli partecipò anche alle sedute della famosa e discussa medium, Eusapia Palladino , la medium che convinse anche Cesare Lombroso, radicato in una concezione materialistica, del valore dello spiritismo.E. Bozzano confutò la tesi di W.James che aveva parlato dell’ipotesi del serbatoio cosmico delle memorie individuali , oggi con internet, si direbe un server, al quale il medium avrebbe accesso, in quanto nelle sedute spiritiche si erano verificati fenomeni di premonizioni. Nel 1930, a Napoli, pubblicò la sua opera più nota e apprezzata: ” La crisi della morte nelle descrizioni di defunti comunicanti” e” Delle apparizioni di defunti al letto di morte”. Ad esse seguì nel 1931 ” Della visione panoramica e memoria sintetica nell’imminenza della morte” in cui dice che al momento di lasciare la vita il morente ha una visione completa delle vicende della vita.” La crisi della morte nelle descrizioni di defunti comunicanti” si trova su Internet. E’ un’opera rasserenante, i defunti che parlano attraverso il medium ,descrivono uno stato di felicità e di vita completa come non avevano sperimentato in terra, se il loro animo era già spiritualmente elevato al momento del trapasso. Parlano di fraterna accoglienza dei defunti che  ci hanno voluto bene, di una straordinaria capacità di vedere le cose nella loro interezza.Un messagio di grande speranza.Ne consiglio la lettura. Tra il ’31 e il’40 scrisse e pubblicò 15 opere, raggiunse così la fama di uno tra i massimi cultori della scienza metapsichica. Le sue opere vennero tradotte in molte lingue. Dopo il ’40, l’avanzare dell’età, la salute incerta, la censura fascista che fa chiudere la rivista  Luce e Ombra, l’ impossbilità di comunicare con l’estero, data la guerra, E. Bozzano si trovò in difficoltà, ma incontrò una persona di grande valore che lo ammirava molto , il dottor Gastone De Boni ( 1908-1986 ), padovano ,residente a Verona, che strinse con lui un forte sodalizio.Lo nominò erede di tutta la sua ricchissima biblioteca , unica nel suo genere,e così la sua opera potè continuare. De Boni provvide alla raccolta e alla pubblicazione delle opere di Bozzano e anche di inediti. Nel ’41 a Verona vennero pubblicati i volumi “Popoli primitivi e manifestazioni paranormali”, poi  ” Da mente a mente” e “Comunicazioni medianiche tra viventi”. Ernesto Bozzano, divenuto Presidente dell Associazione tra gli spiritisti italiani in Genova, morì il 24 giugno del 1943, sarà un caso ma il 24 giugno è la festa di S. Giovanni Battista patrono di Genova.E. Bozano elaborò il “neorazionalismo spiritualistico”, per questo l’ho definito un positivista ” controcorrente”.In questo modo avvia il pensiero laico verso una dimensione religiosa dello spirito .Anche chi è contrario allo spiritismo, rispetta il valore dell’opera titanica di E. Bozzano. Il dottor G. De Boni , coadiuvato dal dott. Ravaldini, riuscì a costituire la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni a Bologna che si adopera per divulgare le opere di E.Bozzano, attualmente è presente su FaceBook e sta celebrandone i 150 anni dalla nascita, 1862-2012.Luca Gasperini nel 2010 discusse la sua tesi di laurea a Bologna su Ernesto Bozzano.

Un positivista “controcorrente” : Ernesto Bozzano. Parte prima.

19 Ago

Quando il 19 settembre del 1920, il caposcuola del Positivismo italiano, Robertò Ardigò a ben 92 anni, si tolse la vita, si potè constatare come questa ideologia, che professava la fede nel Progresso e in una visione materialista della realtà era in qualche modo fallita, almeno sul piano esistenziale del suo più fervente apostolo che per essa aveva gettato la tonaca nel 1871. Le idee positiviste da lui diffuse dalla cattedra di Filosofia  e dall’Istituto di Psicologia, da lui fondato, nell’Università di Padova, avevano trovato un certo seguito nella vita culturale italiana, dove prevaleva l’Hegelismo. Fra i pensatori  seguaci del positivismo si colloca Ernesto Bozzano, studioso autodidatta. Infatti interrotti gli studi a circa 14 anni e avviato dal padre al lavoro nell’azienda di famiglia, studiò filosofia per conto suo e si entusiasmò del pensiero del filosofo inglese H. Spencer che, assieme al francese A. Comte, era un caposcuola del Positivismo. Spencer asseriva che l’evoluzione e il progresso sono la legge universale della vita e del cosmo e che solo il sapere empirico, fondato sull’osservazione dei fatti è vero. A differenza di A.Comte, che riteneva mitologica fantasia ogni forma di conoscenza non supportata da dati empiricamente accertati, riconosceva che al di là della scienza c’è l’Inconoscibile che è oggetto della religione. Nel 1891 però,Ernesto Bozzano, leggendo la rivista “Annales des sciences psychiques” su cui scriveva il noto fisiologo francese Charles Richet si avvicinò alla metapsichica. Lesse le opere del pedagogista e spiritista francese Allan Kardec, di A.Aksavov, R. Dole e molti altri sostenitori delle manifestazioni medianiche. A Genova, si era formato un gruppo di sperimentatori di spiritismo che faceva capo al segretario comunale L.Montaldo e poi un’altra associazione “Circolo scientifico Minerva” sotto la presidenza del direttore del giornale cittdino Il Secolo XIX , il gionalista L.A. Vassallo. E. Bozzano fu socio di entrambe. Nel 1901 pubblicò il libro “Lo spiritismo di fronte alla scienza” e altri due testi. Le istanze scientifiche del positivismo si cimentavano con i fenomeni medianici, molto considerati in quel tempo. Inizia anche a collaborare con la rivista di spiritismo Luce e Ombra, nel 1906. La caratteristica di E.Bozzano è appunto questa : usare del metodo empirico basato sull’analisi dei fatti, proprio del Positivismo per approdare alla dimostrazione del valore dello Spirito, in questo senso ho scritto : un positivista ” controcorrente “. Usare una metodologia per confermare una realtà opposta. Dopo il trasferimento a Savona nel 1922, iniziò uno studio intenso e solitario, della metapsichica. E’ da notare che E.Bozzano non conseguì forse titoli accademici, fece ricerca per personale interesse , visse di rendita, grazie al parimonio ereditato dal padre, lavorò tantissimo, spinto da un irrefrenabile desiderio di sapere.Il suo lavoro solitario era integrato da una fitta corrispondenza soprattutto con studiosi e cultori stranieri di metapsichica.

La vita culturale a Genova al tempo di Ernesto Bozzano, fondatore della Metapsichica.

12 Ago

Non si può parlare dell’opera di Ernesto Bozzano (1862-1943), senza fare un rapido accenno al ricco fermento culturale di Genova tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del  ‘900. L’unità d’Italia, che molto deve a Genova, aveva galvanizzato notevoli ingegni. Scienze ed arti trovarono nell’ambiente genovese un fertile terreno di sviluppo. Ci furono personaggi di eccezione  com Arturo Issel (1822-1922 ), geologo, paleontologo, naturalista, Alberto Issel ( 1848-1926 ), pittore e mobiliere,0ggi si direbbe designer, l’eccelso scultore e politico Giulio Monteverde (1837-1917),noto in particolare per  il “Colombo giovinetto” , ” Jenner inocula il vaccino”, ” L’angelo”  del cimitero di Staglieno,l’esploratore e naturalista Giacomo Doria,cui fu intitolato il Museo di scinze naturali di Genova, il capitano e esploratore Enrico D’Albertis (1846-1932), che fece per tre volte il giro del mondo col suo Corsaro, e fece costruire il bel Castello D’Albertis, ora sede del Museo delle Culture del Mondo,(Sotto una foto che ritrae questi personaggi) suo cugino Luigi, il primo europeo che penetrò nella Nuova Guinea ,scoprì uccelli meravigliosi che chiamò Del Paradiso,e tanti altri studiosi di fama. In campo cattolico emerse fra tutti padre Giovanni Semeria ( 1867-1931 ),nato a Coldirodi, vicino a San Remo, barnabita,studioso di teologia e filosofia moderna, predicatore affascinante e colto, che si proponeva di coniugare religione e scienza moderna. Nel 1897, fondò a Genova la “Scuola Superiore Di Religione”. A Genova poi soggiornarono persone del calibro di Riccardo Wagner che nel 1835 così si espresse in una lettera :E’ noto che il celebre poeta francese ,Paul Valery,  proprio a Genova nella famosa ” nuit de Genes “, 1892, ebbe un’importante esperienza esistenziale, e il  filosofo tedesco F. Nietzsche , così scrisse del suo soggiorno genovese : ” Quando uno va a Genova, è ogni volta come fosse riuscito a evadere da sè, la volontà dilata, non si ha più il coraggio di essere vili.” Prima di lui era stato a Genova il filosofo russo Herzen (1812-1870).Si era poi stabilito a Genova il finanziere inglese , Evan Mackenzie , che si fece costruire un maestoso castello dall’architetto fiorentino G. Coppedé. Nella famiglia di armatori e navigatori, dove nacque Ernesto Bozzano, erano esperti nell’arte del navigare con le navi a vela, navigazione che richiedeva perizia , conoscenze geografiche e astronomiche, audacia soprattutto. Attraversare l’oceano Atlantico, affidandosi ai venti, non era impresa da poco. Ma c’è un viaggio, il viaggio dei viaggi, che non si prenota in agenzia, che non ha biglietto di ritorno, che tutti, proprio tutti, intraprendono, il viaggio verso l’ignoto quando la vita ci abbandona. Ernesto Bozzano volle studiare questo particolare  viaggio. Studiare, scoprire, cosa ci attende quando la vita finisce. Studiare il fenomeno della morte col metodo della filosofia  positivista, cui aderiva, per giungere alla spiritualismo. Una impresa epica, come i viaggi dei suoi congiunti, senza timore di esporsi a critiche taglienti, sapendo di navigare oltre le colonne d’Ercole del sapere tradizionale, ma insieme a eminenti studiosi europei che si ponevano il quesito sulla continuità della vita oltre la morte.

La prima lezione del prof. Paolo Bozzi a Padova,novembre 1961.

3 Ago

Nell’anno accademico 1961-62 era arrivato all’Istituto di Psicologia dell’ Università di Padova un nuovo docente : il prof. Paolo Bozzi (1930-2003).L’Istituto si trovava nella sede della Facoltà di Magistero, a lato del Liviano, in un vecchio palazzo. Forse si era in venti ad assistere a quella lezione, l’aula era poco più di una stanza ampia, non c’erano banchi, solo seggiole, la cattedra non aveva pedana,per scrivere gli appunti ci si arrangiava. Si aprì la porta, entrò il nuovo insegnante, aspetto signorile, stile inglese, pipa in mano,passo disinvolto, ci alzammo in piedi e subito ci domandò :” Perché vi alzate ?”. Imbarazzati rispondemmo che è una consuetudine, obbiettò che a lui quella consuetudine non piaceva. Da quel giorno nessuno più si alzò in piedi. Poi osservò come ci eravamo disposti, noi, i poco numerosi studenti che iscritti alla Facoltà di Filosofia, seguivamo il corso di Psicologia,la prima fila era vuota. Domandò di nuovo perché fosse vuota. La risposta la diede lui stesso, era un segno di diffidenza e di finta modestia. Ci invitò a occupare la prima fila. Il ’68 era lontano e impensabile. Si capì che non voleva degli studenti succubi ma dei collaboratori che partecipassero attivamente. Chi eravamo ? Io Ester F., ero al 2 anno, poi Cristiana M., Cristiana T., Giuseppe T. e la sua fidanzata, Carla B. e nell’angolo in fondo a sinistra Umberto C., quies in angulo cum libris, ora affermato filosofo dal genio multiforme. Si diceva che Paolo Bozzi avesse lasciato un posto ben retribuito a Milano per seguire la carriera universitaria. Così cominciai a conoscere la Psicologia che venendo dal Liceo Classico, come era d’obbligo, non conoscevo. Secondo il prof. Bozzi la psicologia coincideva con la psicologia della Gestalt di Wolfgang Kolher (1887-1967 ), psicologo tedesco , antinazista, emigrato negli U.S.A. L’ analisi del carattere etcc. per lui erano solo chiacchiere vane. Raccontò un aneddoto : ” Una lettera con la descrizione di un carattere venne inviata identica a un gran numero di persone diverse , invitate a dare una risposta: le risposte furono tutte uguali, ognuno si identificava in quel carattere, ergo quella descrizione non valeva nulla. ” Per lui la Psicologia non era materia da rotocalco, ma seria disciplina. Si faceva seguire, si notava la sua passione, la sua ansia di verità e di rigore. Si notava anche un isolamento rispetto agli altri insegnanti di Filosofia che proponevano la Metafisica Classica di derivazione aristotelica. Paolo Bozzi si professava agnostico, diceva apertamente che dopo non so qual pensatore, non si poteva più parlare di anima, quindi a-religioso.( Non sapevo allora di essere lontana parente di Ernesto Bozzano, ( Genova 1862-Genova 1943) filosofo positivista e spiritista,capostipite della Metapsichica scientifica, che, attraverso lo spiritismo , volle dimostrare non solo la realtà dell’anima, ma la sua sopravvivenza.) La sicurezza con cui Paolo Bozzi proponeva il suo credo agnostico era degna di rispetto,tanto più perché   era in contrasto con l’insegnamento di altri famosi docenti come U.A. Padovani, cattolico convinto, nonchè esperto conoscitore e ammiratore del pensiero Buddhista, ed anche di Vittore Branca, cattolico con venature mistiche, prestigioso docente di Letteratura Italiana e segretario della Fondazione Cini di Venezia.Agli studenti venivano proposti due mondi, estranei l’uno all’altro, uno iniziava dove l’altro finiva. La mia naturale tendenza a ricercare l’unità, la ” rerum concordia discors” mi spinse a chiedere una tesi sui rapporti tra filosofia e scienza.Potrei dire che il prof. Bozzi mi ha risvegliato dal sonno metafisico ? C’è stato un “effetto Bozzi”, come si disse . Sì, ma riflettendo nel tempo ho percepito che il mondo dell’esperienza ha dei limiti che è raginevole riconoscere,e la categoria dello Spirito ha un suo valore fondante. Frequentai il corso, sostenni l’esame, 28. Non ebbi più rapporti col prof. Bozzi. Lo incontrai all’uscita della discussione della tesi di Laurea, fu molto gentile, si congratulò con me, mi chiese l’argomento, gli interessò. Mi chiese di inviargli la parte conclusiva. Gliela inviai, ma non ebbi risposta. Evidentemente non era conforme alle sue idee. Aveva capito che io mi ero adeguata a una giusta logica di scuola, mi era alzata in piedi. A volte alzarsi in piedi in segno di rispetto è più agevole che stare seduti.        P. S. Per quanto riguarda notizie biografiche e bibliografiche su Paolo Bozzi, rimando il lettore alle numerose voci che può trovare su Google. Il mio post vuol essere solo un segno di riconoscenza ad un autentico maestro di pensiero.

Il Bosone di Higgs e il pensiero di Anassagora.

5 Lug

Da Galileo in poi la scienza è diventata un sapere sperimentale, cioè non si può definire sapere scientifico ciò che non è stato confermato da esperimenti. E’ noto che per dimostrare la forza di gravità Galileo fece cadere dei pesi dalla Torre di Pisa. Il Bosone di Higgs è una verità scientifica in quanto ottenuto sperimentalmente. Ciò non toglie che anche solo con l’intuito, uomini di scienza abbiano colto delle verità scientifiche. Un esempio è il filosofo di origine trace Democrito di Abdera (460-428 A.C.) che con il ragionamento arrivò a formulare l’ipotesi che tutta la realtà fosse composta di piccolissime particelle indivisibili che chiamò “atomi” che significa non-divisibili. La fortuna di questo concetto così antico è stata enorme, bomba atomica, era atomica, centrale atomica etcc., tutte espressioni moderne e talvolta avveniristiche. La dottrina atomistica di Democrito venne ripresa da Epicuro e Lucrezio, studiata nel Medio Evo e nel Rinascimento, fu alla base di una concezione materialistica della realtà così cara a uomini di scienza, politici, economisti,militari, cui non dispiace misconoscere il valore spirituale dell’uomo.Il filosofo contemporaneo Ludovico Geymonat, su cui ho fatto la tesi du Laurea, afferma che : “L’atomismo di Democrito…ebbe una funzione determinante nel XVI e XVII secolo per la formazione della scienza moderna “.Contemporaneo di Democrito fu Anassagora (496-428,A.C.) di Clazomene, una città della Jonia sulle coste dell’Asia Minore, che si trasferì a Atene proprio nella gloriosa età di Pericle, di cui fu maestro di sapienza. ( Sotto, quadro francese dell’800 che rappresenta Anassagora che istruisce Pericle )

Questo filosofo e scienziato, nell’antichità le due forma di sapere erano congiunte, si pose il problema della forma prima della materia e giunse alla conclusione che essa era fatta di piccole particelle simili tra loro, le ” omeomerie ” e che dall’aggregarsi e di esse dipendessero tutte le forme di vita e dal disgrgarsi,  la morte. Questa concezione è analoga all’atomismo democriteo, però egli non si fermò a questa conclusione e aggiunse che tutte queste infinite particelle erano come governate da una materia particolarmente sottile e leggera dotata di conoscenza e forza di movimento che chiamò Nous. Un principio distinto dal reale che dà forma ad esso. Questo concetto frutto di ragionamenti e intuizioni non è così lontano da quello del Bosone di Higgs, qualcosa che trascende la massa e le dà forma, definito in modo sbrigativo “particella di Dio “. Higgs stesso, ( Foto sotto) dice che questa definizione può non essere conforme alla Fede dei credenti, comunque è un riconoscere che la materia non è autosufficiente, ha bisogno di un altro da sè. In questi giorni gli scienziati e noi con loro, sono giustamente entusiasti della scoperta raggiunta dopo anni di studio e di fatica. Se il pensiero antico di Democrito avvallava con l’autorità data dal tempo, unita alla moderna sperimentazione, una concezione materialista della realtà e della vita, il pensiero di Anassagora che parla di un principio spirituale, ha avuto oggi una sua conferma sperimentale.

Elisabetta II, regina per caso, che regnerà per oltre 60 anni.

6 Giu

Quando nacque il 21 aprile del 1926, figlia primogenita del principe Giorgio , Elisabetta era terza nella linea di successione al trono, dopo lo zio Edoardo e il padre. Ma il destino lavorò per lei, quasi volesse contrapporre alle truci figure dei dittatori del tempo, la tenace semplicità di una ragazza, una specie di Giovanna D’Arco inglese. Infatti lo zio Edoardo, che dalla nascita era stato educato per diventare un giorno re d’Inghilterra, e in quegli anni l’Inghilterra aveva un peso politico ben superiore a quello attuale, era l’Impero più importante del pianeta,dopo essere stato  incoronato re, alla morte del padre, nel 1936 abdica in favore del fratello Giorgio. Il motivo dell’abdicazione, con la morale permissiva dei giorni nostri suscita il sorriso, consisteva nel fatto che volendo Edoardo sposare una donna divorziata,Wallis  Simpson, questo era incompatibile col fatto di essere capo della Chiesa Anglicana. Edoardo abdica, preferendo la sua felicità privata ai suoi doveri di sovrano.  Se si fosse sposato con una delle tante principesse che gli erano state proposte come future mogli, tra cui anche Jolanda di Savoia, e avesse avuto numerosa prole il corso della storia sarebbe stato diverso. Questa possibilità potenziale non si realizza, e la storia segue un’altra via. Accanto alla storia reale, si può giustapporre la storia potenziale. ( Sotto, l’atto di abdicazione.)Diventa re il fratello Giorgio, ed Elisabetta a dieci anni, diventa automaticamente erede al trono.( Sotto Edoardo e Wallis ) Ma i tempi erano difficilissimi a dir poco, l’Inghilterra era minacciata dalla nuova dittatura tedesca, e tre anni dopo scoppiò la 2  guerra mondiale. Elisabetta aveva 13 anni. I suoi genitori  non vollero assolutamente rifugiarsi con le figlie in Canada, come era stato loro consigliato e rimasero a Londra accanto al loro popolo, mentre le due principesse si trasferirono nel castello di Windsor. Elisabetta volle far parte del Servizio Ausiliare Territoriale e venne addestrata come autista. Finita la guerra, con la vittoria degli Alleati, fece il suo primo viaggio ufficiale in Sud Africa e a 21 anni indirizzò il suo primo discorso radiofonico al Commonwealth e all’Impero Britannico. Riporto una traduzione di questo discorso : ” In questo anniversario della mia nascita, è mio piacere rivolgermi a tutte le popolazioni del Commonwealth e dell’Impero, quale che siano i loro paesi di origine, la loro razza e la loro lingua. E’ un giorno di felicità per me, ma mi incita anche a riflettere se questa vita che si prospetta con le sue numerose sfide e tutte le sue posssibilità. Molti dei miei antenati hanno adottato questo motto, un motto nobile : ” Io servo “, esso ha già ispirato dei numerosi eredi al trono quando hanno pronunciato il loro giuramento entrando nell’età adulta. I progressi della scienza mi permettono di fare ciò che nessuno di essi ha mai potuto fare, io posso pronunciare il mio giuramento solenne rivolgendomi a tutto l’insieme dell ‘ Impero. Io desidero fare questo giuramento ora, è molto semplice. IO  DICHIARO DAVANTI  A  VOI  TUTTI CHE  IO  CONSACRERO’   TUTTA  LA MIA  VITA ,  CHE  SIA  LUNGA  O  CHE  SIA  BREVE ,  AL VOSTRO  SERVIZIO  E  AL  SERVIZIO  DELLA  GRANDE  FAMIGLIA  IMPERIALE  DI  CUI  NOI FACCIAMO  TUTTI  PARTE , MA  IO  NON  AVREI  LA  FORZA  DI  RISPETTARE  QUESTO  IMPEGNO SENZA   LA  VOSTRA  PARTECIPAZIONE  CHE  IO  VI  INVITO  AD  OFFRIRMI. Io so che il vostro impegno sarà indeffettibile. Che Dio mi aiuti a rispettare il mio giuramento e che Egli vi benedica voi tutti che accettate di aiutarmi “. Questo giuramento pronunciato da Elisabetta a 21 anni è stato ampiamente mantenuto. Le folle festanti che si sono raccolte attorno a lei in questi giorni del 60° anniversario di regno testimoniano la sincerità e la consapevolezza con cui quel giuramento è stato profferito.

Il re dei terremoti : il terremoto di Lisbona, 1 novembre 1755.

30 Mag

Si dice ” terremoto finanziario”, “terremoto politico”, “terremoto adolescenziale” etcc.  ma poi c’ anche il terremoto vero e proprio, un movimento rapido e violento della terra, con i danni relativi.Lo abbiamo visto con estrema tristezza, mista a un senso di sconforto, in questi giorni .Anche tra i terremoti però,c’è una gerarchia e il più forte, il re dei terremoti  e quello di Lisbona del 1  novembre del 1755 ,con epicentro nell’ Atlantico a 30 kilometri da Lisbona.( Azuleios di Lisbona prima del terremoto)Passò alla storia come il terremoto di Lisbona, raggiunse i 9° della scala Richter e fu avvertito in Europa, Africa e America. Le vittime furono tra i 60000 e i 90000 morti, circa un terzo della popolazione. 1oooo furono i morti in Marocco. A Lisbona ci fu pure uno tsunami, il mare si ritirò lasciando tutte le navi ormeggiate in secco, poi un’onda alta 15 metri travolse ogni cosa, i  monti, alle spalle della città, si spaccarono e ne uscì fuoco, una vera apocalisse. Anche Algeri venne distrutta e così pure delle città del Marocco.Il geologo scozzese Charles Lyell ( 1797-1875) studiò in modo analitico questo straordinario  fenomeno che sconvolse non solo la terra, ma anche le coscienze. In un primo tempo si pensò ad esso come a un castigo divino inflitto ai Portoghesi per i massacri degli indios in Brasile, il terremoto era avvenuto nel giorno della festa di  Tutti i Santi. Di fatto esso pose fine alla secolare politica coloniale portoghese. Il grande pensatore francese,Voltaire ,fu colpito, come molti altri, da questo straordinario evento e lo citò nel suo famoso romanzo “Candido”, per screditare il concetto del filosofo tedesco G.Leibniz ,che il mondo è il migliore dei mondi possibili.( Sotto,ritratto di Voltaire) Egli scrisse anche immediatamente un’opera in poesia su questo argomento che ebbe una grande diffusione, Il poema sul terremoto di Lisbona, che inizia così :Ci fu in seguito, un’animata controversia tra Voltaire e Rousseau sul tema della presenza del male sulla terra e sull’ottimismo. Rousseau, non volendo rinunciare al suo ottimismo, osservò che il terremoto non avrebbe avuto quegli effetti devastanti, se non ci fosse stata una città, ma un tipo di insediamento umano meno concentrato, argomento che mi sembra un pò capzioso, sottolineava poi che le catastrofi naturali rendono gli uomini più umili, riconoscendosi impotenti di fronte alla natura e sono una lezione vivente dell’uguaglianza umana. Conclude la sua argomentazione dicendo che lui è un uomo che spera, e solo la speranza rende tutto più bello. Il suo parere, che si può o meno condividere, può essere uno stimolo per non disperare. (Sotto Gian Giacomo Rousseau) Sulla presenza del male sulla terra e nella natura discussero molto i filosofi e sapienti dell’epoca. La distruzione della città di Lisbona, ripropose il grave problema, il problema dei problemi, della presenza del male. Già nell’antichità era stato trattato da S. Agostino che aveva vissuto, sia pure indirettamente, il sacco di Roma fatto dal barbaro Alarico nel 410.” Si Deus est, unde Malum”, se c’è Dio, da dove viene il male?”. Egli non volle cedere al pessimismo, e definì il male, in modo negativo, come assenza del bene. Anche Buddha avvertì profondamente questo problema cui diede la risposta ascetica della rinuncia del desiderio. Ai giorni nostri lo scrittore francese A.Camus lo trattò nel romanzo “La peste”, in cui appunto la peste irrompe come assurdo nella vita quotidiana e sconvolge ogni consuetudine.Torniamo al terremoto di Lisbona.Il giovane Immanuel Kant, affascinato da questo grandioso evento che tanto interesse aveva suscitato, formulò un sua teoria sui terremoti secondo cui, a suo avviso, esistevano nel sottosuolo delle caverne gigantesche piene di gas, che riscaldandosi esplodevano. Una teoria subito smentita, ma che fu comunque il primo tentativo di spiegare scientificamente i terremoti e a non considerarli come una punizione divina.(Sotto, ritratto di I.Kant) Secondo Walter Benjamin il testo di I.Kant sul terremoto di Lisbona rappresenta l’inizio della geografia scientifica e della sismologia. Il filosofo contemporaneo Adorno, accostò la catastrofe di Lisbona all’Olocausto, come avvenimento che provocò una profonda trasformazione del mondo della cultura, che avvertì il bisogno di mettersi in discussione. Anche il termine “fondamento”, così usato nel gergo filosofico, dopo che la terra tremò a tal punto, fu messo in crisi, divenne relativo a una discussione, non più assoluto. In questi giorni di lutto e di tristezza, gli italiani del Nord, devono cominciare a abituarsi all’idea che i terremoti non sono solo un drammatico evento, appannaggio delle regioni meridionali, tante volte colpite,Messina, Reggio, Irpinia, Belice etcc., ma si verificano anche nella ricca e fertile pianura padana, siamo uniti anche dalla eventualità del terremoto. Rousseau, in parte, aveva ragione, le catastrofi naturali ci rendono meno arroganti e insegnano la compassione e l’uguaglianza, Kant poi auspicava che l’esperienza tragica delle catastrofi  inducesse  gli uomini a por fine a ogni guerra, il flagello più devastante e voluto dagli uomini.