Archivio | febbraio, 2012

Internet realizza le intuizioni di Averroé e di Pierre Teilhard de Chardin.P.24

26 Feb

C’è un pensatore di grande fama che appartiene al mondo islamico del Medio Evo : Averroé ( Cordova 1126-Marrakesk 1198 ).Il suo nome originale è molto lungo e complicato, per semplicità lo presento col nome tradizionale. Averroé, filosofo, medico,matematico, è citato da Dante nella Divina Commedia : ” Averois che il gran comento feo”, alludendo al commento che egli fece alle opere di Aristotele,e lo colloca nel Limbo in cui erano raccolte le anime dei grandi spiriti vissuti prima della nascita di Cristo o che non lo avevano conosciuto, ci sono Omero, Aristotele, Platone, Orazio e tanti altri saggi, più o meno gli stessi personaggi che molti secoli dopo Raffaello rappresenterà nell’affresco La Scuola d’Atene in Vaticano ove c’è anche Averroé che a quella scuola non appartenne di certo, ma che, con la sua opera di traduttore e divulgatore, la tramandò nel Medio Evo sia ai dotti islamici che a quelli cristiani.( Sotto, particolare ,Averroè col turbante )Ora Averroé, che riprende nei suoi scritti di filosofia la dottrina di Aristotele , secondo cui c’è un intelletto passivo, le sensazioni, e un intelletto attivo, la mente , propone anche un concetto originale : secondo lui ci sono è vero i singoli uomini che elaborano conoscenze, ma c’é anche un intelletto savra-individuale, una specie di Intelligenza collettiva che abbraccia ogni conoscenza. Internet, nell’epoca attuale, realizza proprio questa intuizione, la tecnologia permette che si costituisca una intelligenza collettiva, distribuita ovunque e continuamente valorizzata in modo da arricchire reciprocamente le persone. Gli individui che interagiscono intellettualmente, danno luogo a una intelligenza collettiva che è un processo di crescita degli individui stessi. Bisogna riconoscere che i filosofi arabi e in particolare Averroé, furono i primi a cogliere il valore dell’Intelligenza collettiva e a tematizzarla in modo esplicito.L’apporto positivo dato dal pensiero islamico a quello occidentale è testimoniato anche dal quadro del Giorgione, eseguito su committenza del nobile Contarini,cultore del sapere alchemico,il sapere dei saperi, I tre filosofi; in esso la figura centrale raffigurata col caratteristico turbante è simbolo del sapere arabo. Cavalcando i secoli ,un concetto analogo a quello di Intelletto collettivo proposto da Averroè, lo si ritrova nel grande pensatore e scienziato francese, il gesuita Pierre Teilhard de Chardin( 1881-New York,1955). Egli elaborò il concetto di ” Noosfera”, ovvero la sfera del pensiero che deriva dalla parola greca Nous ,cioè mente e sfera, come biosfera. Pierre Teilhard concepisce la “Noosfera” come una coscienza collettiva degli esseri umani che scaturisce dalla interazione fra le menti umane.E’ la terza fase di sviluppo della Terra, dopo la Geosfera (materia ) e laBiosfera (vita biologica ). Più l’umanità si oganizza in forma di reti sociali complesse, più la Noosfera acquisisce consapevolezza. In questo modo egli estende la Legge di complessità e coscienza che a suo avviso descrive la natura dell’evoluzione dell’Universo, alla mente umana. Egli pensa anche che la Noosfera stia espandendosi verso una crescente unificazione che culminerà nel Punto Omega, il fine, non la fine, della storia. Alcuni studiosi vedono Internet come un processo che sta realizzando la Noosfera e per questo Pierre Teilhard de Chardin viene considerato il patrono, non santo, di Internet. Nella meravigliosa nuova Cappella” Redemptoris Mater “in Vaticano,ristrutturata recentamente come dono del Sacro Collegio dei Cardinali per i 50 anni di sacerdozio di Giovanni Paolo II, il confratello di Teilhard de Chardin, padre Marco Rupnik , ha raffigurato un personaggio che tiene in mano un P.C. portatile, segno dei tempi nuovi e del valore positivo delle nuove tecnologie.           P.S. Per quanto riguarda notizie biografiche dei pensatori presentati, rimando alle ottime voci di Wikipedia.

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Ninetta Burgio : una vita ben spesa Post n. 23

11 Feb

Due mesi fa ha concluso la sua travagliata esistenza Ninetta Burgio, insegnante di Applicazioni Tecniche nella scuola media. Ho avuto la ventura di conoscerla e di averla come collega per alcuni anni. Era arrivata dalla Sicilia in un paese del veronese, che, come lei stessa diceva l’aveva attratta per la bellezza del paesaggio. Questo paese , in cui era nato,aveva ispirato il pittore Alberto Striga ( 1880-1931).Io ero già in quella scuola da due anni, lei era una nuova arrivata. Si vedeva però che era molto ben intenzionata e dava molta importanza alla sua materia di Applicazioni Tecniche, che,  per quel sottile razzismo che purtroppo, aleggia anche nelle scuole , è considerata materia di serie b. Ninetta svolgeva il suo lavoro con serietà e diligenza, non si poteva che ammirarla. Io lasciai quella scuola, lei rimase e si sposò con una persona del luogo. All’amenità dei luoghi , alla mitezza del clima, succede talvolta che non corrisponda  l’indole di qualche abitante e Ninetta, fece una scelta non adatta a lei. Nacque un figlio Pierantonio, poi un altro, ma la sua vita coniugale , come emerge da qualche articolo di stampa,fu negativa tanto che un giorno, sentendosi minacciata scappò e ritornò nella sua famiglia con i figli. Si trasferì quindi in Sicilia, a Niscemi. Dopo aver provato la violenza privata al Nord, Ninetta, provò i mali del Sud. La vicenda del giovane figlio è nota, così pure la sua; quei 15 anni trascorsi per riavere il corpo del figlio, sono un segno terribile di cosa possa offrire la nostra società a chi vorrebbe vivere in pace facendo del bene.Sarebbe giusto, come suggerisce una corrente politica, che venisse intitolata una via a chi ha mostrato nella sua vita, che è la vita di una persona qualunque, di ognuno di noi, la via regale della giustizia e del perdono.