Archivio | gennaio, 2012

Una nave Costa fece notizia nel marzo 1943 : la Caterina Costa. Post n.22

17 Gen

E’ inutile dire che l’assurdo naufragio della  Costa Concordia, questo nome suona oggi in modo ironico, sia la prima notizia su tutti i giornali.Esattamente cento anni dopo il naufragio del Titanic del 1912.(Sotto,il Titanic ) Il sogno collettivo è diventato un incubo. C’è qualcosa di spettrale in questa immagine della Concordia accasciata su un lato, di inesprimibile.Il repentino passaggio dalla gioia al pericolo mortale, sembra inconcepibile, il pensiero dei morti affligge l’animo e turba il cuore.Ma non è la prima volta che una nave Costa focalizzò l’attenzione dell’opinione pubblica, un fatto molto più grave di quello attuale, avvenne nel 1943, fu l’esplosione nel porto di Napoli della Caterina Costa. La ditta Giacomo Costa fu Andrea di Genova, come è noto, prima di entrare nel mondo delle crociere, commerciava olio d’oliva e possedeva navi che trasportavano l’olio dall’Italia nell’America del Sud e negli Stati Uniti dove era richiesto dagli emigranti italiani ivi residenti. Un commercio florido e redditizio, date le notevoli capacità imprenditoriali della ditta genovese. L’olio si chiamava “Dante” come la “Dante Alighieri” , la società che si occupava degli italiani all’estero. Il camino delle navi era sempre di colore giallognolo, il colore dell’olio, anche adesso. La flotta commerciale dei Costa aveva come ammiraglia la nave “Caterina Costa”, notevole per dimensioni e potenza di motori. Quando l’Italia entrò in guerra la Caterina Costa venne requisita dalla Regia Marina e usata a scopi bellici, serviva per collegare Napoli con i porti del Nord Africa, quali Tripoli e Biserta. Nel marzo del 1943 era appunto ancorata nel porto di Napoli ed era stata caricata di grandi quantità di esplosivi, armi, carri armati, soldati che dovevano arrivare a Biserta per sopperire alle perdite subite dopo l’epica battaglia di El Alamein.La nave, completa del suo enorme carico, era pronta per salpare, però a un certo punto ci fu un guasto che non si riuscì a riparare, poi si temette l’esplosione, ma non la si portò al largo, tergiversando e tergiversando con un immenso boato la Caterina Costa esplose e fu un disastro apocalittico. Pezzi di carro armato vennero lanciati a grandi distanze, cavalli con la testa mozza continuavano impazziti la loro corsa per la città, la banchina del molo sprofondò, ci furono 3000 vittime, anche se la stampa ne dichiarò 600 e anche migliaia di feriti che morirono. Questo atroce evento è paragonabile all’attentato alle Torri Gemelle. L’enorme sciagura attuale sembra piccola al confronto. (Effetti dell’esplosione della Caterina C. )La nave non partì, compromettendo le sorti dell’esercito italiano in Nord Africa. Un fatto orrendo legato alla guerra che è orrenda in se stessa; ma anche in tempo di pace una serie di disguidi può avere coseguenze drammatiche e dolorosissime. Come la Fenice rinasce dal fuoco, cosi, dopo questa esplosione , la Costa Armatori rinacque nel dopoguerra e ci fu la grande affermazione della Costa Crociere, leader nel settore, conosciuta in tutto il mondo, vanto dell’imprenditoria  italiana, luogo di svago e di divertimento entrato nei sogni e nei desideri di tutti. Il sogno, il 13 gennaio, si è tramutato in incubo. Non più dal fuoco, ora la Fenice dovrà rinascere dalle onde.

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Nostro piccolo razzismo quotidiano. Post n.21

13 Gen

Prendo lo spunto per l’argomento da una cosa innocua e che appartiene al passato, la prima pagina del ricettario di Pellegrino Artusi, cui va peraltro tutto il mio rispetto ; osservandola si possono capire molte cose circa la società italiana del tempo, le intenzioni dell’ opera e il pubblico cui è indirizzata.E’ un trattato di sociologia spicciola. Il titolo del libro : La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene ” riecheggia un verso di Dante : “Oh! tu che onori scienza ed arte….”.E’ un’espressione colta capita da chi ha cultura. Però, in conformità alla diffusa cultura positivista,anche la cucina diventa una scienza positiva, senza cessare di essere un’arte nel presentare le pietanze in modo gradevole. Non c’è più l’Angiolina che così, per istinto e seguendo regole apprese oralmente, fa degli gnocchi squisiti o la “Trattoria da Mario,trippe calde”, troppo semplice, bisogna complicare in modo che solo una minoranza possa accedere a dei beni di consumo e la maggioranza deve desiderare di diventare come la minoranza ritenuta privilegiata, non essere indifferente o fieramente autosufficiente. Se si osserva la figura, non c’è una cuoca che, con atavica sapienza tramandata oralmente, prepara un cibo, ma due persone : la padrona e la domestica, eufemismo di serva, l’eterna diade della “Domina” e della “Ancilla”.Ai nostri giorni ci sarebbe “la badante”, strano neologismo.La Domina legge un libro, è elegante, dà ordini, mette le premesse economiche e culturali, ma non esegue, come se Raffaello avesse fatto dipingere la Fornarina  da un servo pittore, e non l’avesse dipinta di sua mano. Lavorare con le mani è degradarsi, sembra dire quella signora, lei gusta il pollo e ne giudica la cottura, ma non lo tocca, non lo taglia, non lo lega, le farebbe ribbrezzo. La cuoca, non sa leggere, ascolta e memorizza, può sporcare l’abito ordinato ma modesto, e porta il grembiale, ha sul tavolo i cibi da preparare le verdure e il pollo col suo lungo collo ciondolante. C’ è una gerarchia precisa : la signora è la mente e il denaro, la domestica il braccio e il bisogno di denaro. Uno scambio di favori, si potrebbe dire. Ci sono due Italie, nella stessa stanza, l’Italia dei ricchi e l’Italia dei poveri. Presenti-assenti, i coniugi di entrambe, il primo si immagina un professionista o proprietario o imprenditore, l’altro o inesistente, la domestica è meglio se nubile, o contadino o operaio. Non c’è nulla di male  e tutto di male. Le due donne prototipo sono un messaggio: “Io non sono tu, tu non sei me,viviamo su due pianeti diversi, siamo due umanità.” E chi lo ha detto ? Quando si rifugge dagli altri si rifugge da se stessi, ed è un male. Il film dei nostri giorni ” Ovosodo” sviluppa questa idea in modo magistrale, facendo vedere tutti gli annessi e connessi della diade padrona-serva. E se il figlio di una ” domestica” va al Liceo Classico  col figlio delle padrone e dei padroni  cosa succede ? Basta vedere il film e tutto è chiaro.Se la signora è così sapiente da appartenere a una umanità superiore, perchè non perfeziona la sua superiorità preparando con maestria e sapienza il suo cibo? E la domestica, se è veramente capace perchè non lavora in proprio ?  L’attuale signora che passa in rosticceria e compra il cibo pronto, o chi va al cenone di Capodanno in un ristorante, sono una evoluzione positiva di questa scena. L’una e l’altra poi sono sottomesse all’idea che il cibo sia una cosa importantissima, d’accordo è indispensabile, ma, come insegna la moderna dietetica, più semplice è, meglio è. Basta con questa diade inutile, non rendiamo complesse anche le cose semplici e naturali.