Archivio | settembre, 2011

Ingres : Raffaello e la Fornarina. Post n.10

30 Set

Il sontuoso ritratto di Napoleone Imperatore fu il più famoso dei numerosissimi ritratti eseguiti da Gian-Augusto Domenico Ingres, (1780-1867) che si era specializzato in questo genere di pittura.Nel 1806 , Ingres vinse il prestigioso concorso Prix de Rome, istituito da Napoleone I, per un soggiorno a Roma presso Villa Medici, l’ambasciata francese e vi  rimase a lungo.( Sotto, giardino villa Medici dipinto da Velasquez .)Nel 1803 era stato segretario dell’ambasciata lo scrittore René de Chateaubriand, il cui libro  “Il genio del Cristianesimo “, pubblicato l’anno precedente, aveva dato il via al ritorno dello spirito religioso e all’esaltazione del sentimento. Ingres, non rimase indifferente a questo nuovo messaggio e, come pittore, si  appassionò delle opere  di Raffaello.Per  celebrare il suo matrimonio con Maddalena Chapelle dipinse il quadro “Il fidanzamento di Raffaello”(1813), che rappresenta appunto il fidanzamento di Raffaello con la nipote del cardinale Bibbiena, rappresentato al centro.Ne dipinse poi anche un altro con diverso tema : l’ amore tra il pittore sommo e la bella e giovane fornaia, Margherita Luti, che venne vissuto dai pittori romantici dell’800 come celebrazione del sentimento puro e dell’amore suscitato dalla bellezza femminile di cui la Fornarina è simbolo, e non da convenienze sociali.Questa unione tra il sommo pittore e Margherita, la bella figlia del fornaio, durò dal 1509 fino alla morte di Raffaello nel 1520. Si narra che Margherita si ritirò in seguito in un convento.La vicenda sentimentale di Raffaello e la Fornarina era conforme all’idea romantica della coincidenza dell’arte e della vita nell’opera d’arte. Ingres vuol cogliere la genesi dell’ispirazione artistica di Raffaello nel sentimento spontaneo e sincero verso la bellezza femminile. ( Sotto quadro di Ingres su questo argomento)Si cimentò con questo tema in voga, anche il pittore Francesco Gandolfi nel quadro “Raffaello e la Fornarina” di cui ho già parlato nel post “I quadri del Nonno”che era suo nipote.Direi che il quadro di Ingres è più narrativo e particolareggiato,quello di Gandolfi è più sintetico e intenso.Nello sfondo del primo si vede una parte della Madonna della seggiola e sulla tela uno scorcio de La Fornarina,nel secondo,che in parte lo imita, dietro le figure si vede il quadro,meno noto, della ninfa Galatea, pervaso da un dinamismo insolito per Raffaello. Protagonista della tela, sotto riportata, è il movimento, simbolo dell’Amore, visto come energia trainante, forza ctonia e marina a un tempo, ma anche vaga e mutevole come i Cupidini soprastanti, con i loro capricciosi archi.Stando alle date il quadro di Gandolfi è successivo a quello di Ingres.Sotto autoritratto diFrancesco Gandolfi.Targa posta sulla casa natale di Francesco Gandolfi a San Lorenzo della Costa.Altro quadro ottocentesco con soggetto Raffaello e la FornarinaRaffaello e la Fornarina di Sogni.Sullo sfondo disegni della Scuola d’Atene, il famoso affresco che si trova in Vaticano.Altro quadro di Ingres.Sullo sfondo la Trasfigurazionel’ultimo quadro dipinto da Raffaello che per un altare della basilica di  S. Pietro.

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Uno studente orfano,con pochi soldi e tanti fratelli : Napoleone Bonaparte 9

28 Set

Conclusi gli studi alla scuola militare di Brienne,nel settembre del 1784 il giovane Napoleone ricevette l’ordine di presentarsi alla Scuola Militare di Parigi. A lato un’immagine di N. alla scuola di Brienne. Egli aveva 15 anni, a Parigi non era solo, c’era anche la sorella maggiore Elisa presso il collegio di Saint-Cyr. L’ambiente della scuola non era molto sereno, c’erano contrasti tra i nobili di provincia e quelli di corte. Dalla sua famiglia gli giungevano notizie liete e tristi : era nato un nuovo fratello, Gerolamo, poco dopo il padre, affetto da cancro allo stomaco, intrapreso un viaggio verso Parigi, stette male, si fermò a Monpellier per curarsi, ma nel giro di pochi mesi morì lasciando otto figli. Aveva 38 anni. N. diventava capo famiglia. La madre era sola a Ajaccio con i quattro figli più piccoli, l’ultimo di tre mesi, il fratello Giuseppe lasciava il seminario di Aix e stava presso lo zio Fesch, Elisa era a Saint-Cyr, Luciano a Brienne. Il prozio Luciano, parroco a Ajaccio venne nominato tutore della famiglia. Anche se aiutata dai collegi statali, Luigi XVI non governava poi così male, la famiglia Bonaparte era in difficoltà. Con questo quadro familiare il giovane Bonaparte doveva affrontare gli esami per essere ammesso alla Scuola Militare di Parigi. Avrebbe voluto entrare nella Marina, ma dopo un colloquio con lo zio Luciano, scelse come via più percorribile l’arma dell’artiglieria che non era molto richiesta dai nobili. Superò l’esame su 58 promossi arrivò 42° ma il giudizio su di lui fu molto favorevole. Lo riporto integralmente perché è molto interessante. L’ho tratto da una bella biografia di N.dello storico francese Meyniel pubblicata nel 1925 a Parigi. Esso, tradotto dal francese, è così formulato . “RISERVATO E STUDIOSO, PREFERISCE LO STUDIO A OGNI SPECIE DI DIVERTIMENTO, SI DIVERTE A LEGGERE BUONI AUTORI , MOLTO APPLICATO ALLE SCIENZE ASTRATTE, POCO CURIOSO DELLE ALTRE, CONOSCE A FONDO LA MATEMATICA E LA GEOGRAFIA, SILENZIOSO, AMA LA SOLITUDINE, CAPRICCIOSO, ESTREMAMENTE PORTATO ALL’EGOISMO, PARLA POCO, ENERGICO NELLE RISPOSTE, PRONTO E SEVERO NELLE SUE AFFERMAZIONI, AVENDO MOLTO AMOR PROPRIO, AMBIZIOSO E ASPIRANDO A TUTTO, QUESTO GIOVANE UOMO E’ DEGNO CHE LO SI PROTEGGA”. Il primo settembre Luigi XVI firmò il decreto nominando Bonaparte luogotenente in seconda nella compagnia dei bombardieri del reggimento di stanza a Valenza. E’ notevole vedere come già alla fine del ‘700 nelle scuole militari francesi si facessero profili degli allievi così puntuali, precisi e dettagliati anche se non esistevano  ancora la docimologia, la didattica, la psicologia etc.etc. Inoltre il giudizio rispetta la personalità del ragazzo, si riconosce che ama la solitudine e non si condanna questo atteggiamento come si farebbe oggi. Luigi XVI non era così negativo come lo si volle presentare. Se si giustappone alla immagine soprastante il celebre quadro di Ingres di N.imperatore si rimane di stucco. Questo ragazzino era arrivato a tanto ?Lo avevano capito i suoi insegnanti ,”ambizioso e aspirando a tutto” e così fu.Tra le due immagini ci fu quell’evento di grande portata storica che fu la rivoluzione francese, evento irto di pericoli e insidie in cui N.seppe muoversi con molta saggezza e avvedutezza ricorrendo anche a stratagemmi, non si contano i certificati di dubbia autenticità di cui si valse per uscire da situazioni difficili. Prima di essere uno stratega di eserciti fu uno stratega di se stesso riuscendo a mettersi in situazioni a lui favorevoli. Fu sempre guidato da un grande amore per la sua famiglia anche se non esitò a mettersi contro a sua madre e alle sue sorelle quando sposò la vedova Giuseppina Beauharnais,”la vieille” così era chiamata da loro. Nel quadro di Ingres N. é veramente “folgorante in solio” come disse il Manzoni nell’ode Cinque Maggio. Sotto la decapitazione di Luigi XVI.

Un esploratore d’attualità : Il dott.Paolo Della Cella Post n. 8

24 Set

Il triste evento della guerra in Libia rende attuale la figura del dott.Paolo Della Cella,il primo europeo che ha visitato la Libia nel 1800. Paolo Della Cella, di famiglia nobile,un Della Cella partecipò alla battaglia di Lepanto, é una gloria ligure, nacque a Cabanne  nel 1792.  il palazzo Della Cella a Cabanne.Nel 1815 si laureò in Medicina a Genova e l’anno successivo si recò a Tripoli presso il cugino B.Boccardi,console sabaudo in Tripolitania. Questi propose il cugino Paolo come medico in una spedizione militare del pascià di Tripoli Yusuf contro il figlio ribelle Mohammed. Questa spedizione doveva attraversare il territorio da Tripoli ai confini dell’Egitto. Paolo Della Cella accettò con grande entusiasmo questa avventura che gli dava la possibilità di vedere luoghi inesplorati e soddisfare la sua curiosità di studioso eclettico appassionato di medicina ma anche di geologia,di metereologia,antropologia,e soprattutto botanica che aveva studiato col grande botanico Viviani a Genova.A lui indirizzò delle lettere che poi formeranno il suo libro “Viaggio in Libia da Tripoli di Barberia alle frontiere occidentali dell’Egitto”.Questo libro venne pubblicato nel 1817 ed ottenne un grande successo,per la novità dell’argomento e per l’interesse che la regione della Libia suscitava nelle potenze europee,allora come adesso,data la sua posizione centrale nel Mediterraneo.Il libro venne dedicato a Giorgio De Geneys,il comandante in capo della Regia Marina Sarda che da giovane aveva combattuto i pirati berberi sulle coste libiche. L’opera del Della Cella venne tradotta in tedesco,inglese e francese.Fu molto apprezzata a Parigi data la politica di espansione sulle coste africane del governo francese.Il testo completo si trova su internet,ne ho letto alcune parti,interessante quanto dice della scoperta di Leptis Magna,la città romana che si presentò improvvisamente al suo sguardo con i suoi grandiosi monumenti,anche se allora erano in cattivo stato e ricoperti in parte dalla sabbia. Questo paradiso dell’archeologo venne valorizzato dagli archeologi italiani quando la Libia divenne una nostra colonia.In questo viaggio il Della Cella raccolse ben 300 esemplari di flora libica che diede poi al suo maestro di botanica Viviani,cui erano indirizzate le lettere e che si trovano nell’istituto di botanica di Genova.Si tratta di piante rare tipiche della regione libica.Il Viviani nel 1824 pubblicò un libro in cui  aveva raccolto questi preziosi reperti botanici,Specimen florae libicae.Raggiunta una notevole fama,  il  Della Cella entrò nella Marina Sarda come medico e percorse tutti i gradi fino a diventare nel 1849 Medico in capo della Marina Sarda,il grado più elevato,carica che mantenne fino al 1851 quando si ritirò.Morì nel 1854, pochi anni dopo.La sua tomba si trova nel  cimitero di Staglieno, famoso per la bellezza delle sue tombe.Quando l’Italia conquistò la Libia il suo libro ottenne un nuovo successo e venne ristampato.Data l’importanza della Libia nella cronaca dei nostri giorni,mi sembra opportuno ricordare questa figura di studioso audace e avventuroso,vanto di Rezzoaglio e di Genova.Genova gli ha intitolato una via che va da piazza San Barnaba a via Paleocapa ,ma sulla targa non vengono indicate né le date,né la qualifica,esploratore,medico,solo il nome Paolo della Cella, troppo poco, si poteva dire qualcosa di più.

Le cose parlano : le piastrelle dipinte. Post n. 7

17 Set

Se é vero che i Genovesi “ovunque vanno, un’altra Genova fanno”, come si può vedere dai portici di Gerusalemme, posteriori alle Crociate, cui parteciparono attivamente i Genovesi, simili a quelli di Sottoripa a Genova,é anche vero che hanno assimilato oggetti e parole di altri popoli,il macramé,il mezzaro, la parola “camallo”, facchino, etc.. ed anche le piastrelle decorate,gli “azulejos” in arabo “pietra lucida” che è diventato il genovese “laggione”.Queste piastrelle quadrate che i Genovesi importarono dal Portogallo e dalla Spagna,da Majorca in particolare onde il termine “maiolica”,avevano origine dal lontano oriente:con esse gli arabi ornarono le loro splendide moschee,tra le quali quella di Herat,un tripudio di colori e di luce.A Majorca nel 1300 circa l’italiano Nicoloso Pisano iniziò a comporre dei pannelli di piastrelle che raffiguravano delle scene come già faevano in oriente.(vedi sotto)Questo artigianato approdò in Liguria,a Savona,Albissola e a Genova, sotto laggioni genovesi, ed anche a Napoli dove si ammira il meraviglioso chiostro di Santa Chiara.(  Chiostro di santa Chiara recentemente restaurato e un azuleios )Con questi pannelli di piastrelle colorate i Genovesi ornarono i loro palazzi e in particolare le loro case di campagna.Nonno Cristoforo fece propria questa consuetudine e ornò con pannelli i muri della casa di Sarissola,un san Giorgio,Madonna e San Domenico,un San Rocco. Così pure ornò le pareti della chiesa di S.Lorenzo della Costa  con un Martirio di S.Lorenzo e Una Madonna di S.Domenico.Un bel pannello con la Madonna della Guardia venne da lui regalato alla chiesa parrocchiale di Sarissola, ed è tutt’ora visibile all’esterno.Venne donato nel 1917 , l’anno nero della I guerra mondiale, quasi un voto collettivo alla Madonna perché ponesse fine all’ “inutile strage”, come aveva invocato il papa genovese Benedetto XV.Alla chiesa di Sarissola nonno Cristoforo voleva fare un altro regalo,un altare di piastrelle che raffigurava la sua famiglia,una specie di cappella. Il rev.Parroco, non fu d’accordo, gli sembrava di concedere troppo ad un nucleo familiare in un edificio che deve essere di tutti e non accolse il dono. Il Nonno accettò questo rifiuto senza protestare,forse seguì l’esempio del suo prozio ven.Luigi Maria Solari s.j. mite e obbediente,spesso contrastato nei suoi buoni propositi, sia in famiglia che dai superiori,ed ebbe un’idea: con queste piastrelle avrebbe costruito la sua tomba di famiglia. Senza saperlo,  il parroco gli risolse il problema di come costruire la sua tomba. E così fu ,alla sua scomparsa l’altare rifiutato divenne il suo sepolcro. Era ideato in questo modo: come pala dell’altare il Nonno aveva rimaneggiato la Crocifissione del Perugino inserendo le figure dei santi di cui i figli portavano il nome e la figura di san Cristoforo.  Il rimaneggiamento si presenta così :L’altare vero e proprio invece presentava al centro una austera immagine del Padre Eterno con i due santi protettori della chiesa,san Bernardo e san Giorgio ai suoi lati.Un pannello simile alla raffigurazione della tomba con le due figure di san Cristoforo e santa Ester si trova in basso A lavori ultimati la tomba è apparsa come un insieme colorato,vivace,in cui sfuma e scompare la mestizia della morte,veramente di fronte a questa tomba la morte non celebra la sua vittoria.”Dov’è,o morte,la tua vittoria?” dice san Paolo,certamente non qui.

Le cose parlano : i quadri del signor Weil Post n.6

9 Set

Non lontano dal condominio del Nonno, nella stessa via, proprio di fronte ad esso c’era la villa del signor Weil. Era così visibile dal terrazzo che il Nonno fece un quadretto in cui è rappresentata.E’ l’edificio sulla sinistra con una torretta, sotto  l’imponente castello degli armatori Bruzzo,costruita a fine ‘800 per il banchiere ebreo Weil su progetto dell’architetto Carbone, che progettò anche il Palazzo della Borsa, passata illesa attraverso due guerre mondiali, venne distrutta nei primi anni 50 per costruire sulla sua area un elegante condominio.E’ ben visibile anche in questa foto d’epoca, immediatamente sotto il castello Bruzzo e a destra di villa Piaggio. Si nota in questa foto, in primo piano, un caratteristico ponticello metallico che permette di accedere a corso Firenze a appartamenti situati nella sottostante via Pertinace. All’interno venne ornata con tele del pittore C.Viazzi (1857-1943) che rappresentano scene mitologiche. Questo pittore, giustamente noto, presenta delle tematiche paganeggianti, seguendo certi filoni della cultura del tempo. Il soggetto del quadro principale è “La caccia di Diana”, é molto pregevole dal punto di vista decorativo, il tema mitologico è proposto con sapienza moderna. Anche La caccia di Diana è un compianto funebre, il compianto sul cervo, ben visibile al centro, ferito a morte dal dardo di Diana, un simbolo : l’animalità del’uomo, l’istinto, viene colpito dalla dea vergine e cade a terra, l’animalità deve morire per diventare ragione. Queste tematiche molto evolute, rispetto alla tela del Ribera, non meno complessa, sono un altro mondo. Ci sono due modi diversi di concepire la realtà, due umanesimi, uno quello di Nonno Cristoforo più aderente alla realtà e alla storia, il mondo pagano è stato storicamente superato dal mondo cristiano, tutto il pensiero di S.Agostino ne è la prova, l’altro, che preconizza un ritorno al paganesimo, è più astratto, utopico e anche più elitario. Questa umanità pentita di aver aderito al Cristianesimo che ricerca nel modo pagano spunti  di vita, è a suo modo romantica, ma permeata da uno spirito elitario, superato dai tempi. (Sotto altri quadri dello stesso autore e l’autore che dipinge La caccia di Diana.) Due modi di esistere e di pensare e anche di fare gli affari.Il banchiere Weil, lasciò in seguito Genova, si trasferì a Milano dovo fu tra i fondatori della Banca Commerciale che ebbe un grande ruolo durante il periodo fascista e dopo. Alla Commerciale di Milano lavorarono i palermitani Ugo La Malfa,uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana, e Enrico Cuccia,per lunghi anni presidente di Mediobanca, nonchè  Giovanni Malagodi ,capace segretario del purtroppo, non più esistente ,Partito Liberale Italiano.L’abbruzzese Raffaele  Mattioli ne fu il mitico Presidente.

Le cose parlano : i quadri del Nonno Post n.5

6 Set

Il nonno Cristoforo fu un pittore dilettante di un certo valore.Lo si può inserire nell scuola dei “Grigi” che dipingevano all’aria aperta e usavano colori tenui.(Sotto l’ultimo quadretto, inverno ’43-’44.) Se si paragona un suo quadretto a uno ad.es. di Aicardi non c’è differenza.Sotto veduta dipinta dal Nonno.Paesaggio di Aicardi, Final Borgo.Fu anche un collezionista di quadri non fanatico,discreto.Nelle sue case di Genova e Sarissola c’erano numerose tele per lo più antiche.Il quadro numero uno era una” Deposizione di Cristo” della bottega del Ribera,pittore spagnolo trasferitosi a Napoli nel 1616. Dati i molti legami tra Genova e Napoli  non è strano che questa grande tela sia giunta a Genova.La “Deposizione” dipinta dal Ribera, quasi uguale, si trova al Louvre nella galleria dei Pittori spagnoli. E’ stato accertato che quella del Louvre è l’originale, quando un quadro era piaciuto ne venivano fatte altre copie, in genere dai discepoli.Il Ribera ebbe come discepoli Luca Giordano, che divenne poi pittore famoso e i due fratelli Cesare e Francesco Fracanzano che godettero di una certa fama, loro potrebbero essere gli artefici di questo quadro, ma bisognerebbe dimostrarlo. Il soggetto di questo quadro caro al Ribera che dipinse altre due Deposizioni, non solo è di carattere religioso, ma anche di un evento mesto. Mi sono chiesta come mai questa scelta, che cosa rappresentava per lui, persona colta e sensibile. Ho cercato di dare delle risposte. E’ un quadro che fa meditare. Mentre la Crocifissione è un momento truce e burocratico, l’esecuzione dell’ordine di un magistrato, con tanto di cartello incriminatorio I.N.R.I.,la Deposizione è un momento squisitamente privato, la smentita della condanna, un mondo alternativo di affetti e di stima. Amici, la Madre, un discepolo si raccolgono attorno al condannato esanime e lo raccolgono. Una prova  della iniquità della sentenza . “Debellare superbos” era la regola del governo di Roma e il “superbo” Gesù era stato debellato, ma chi lo aveva conosciuto non era di questo parere. A differenza della drammatica Deposizione di Raffaello e di quella direi muscolosa di Caravaggio, questa del Ribera è raccolta, esalta il valore dell’amicizia che affratella le varie figure.Un nuovo cenacolo, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, la Madonna,san Giovanni. Quelli che Gesù amava. Nonno Cristoforo voleva un soggetto profondamente umano e cristiano per il suo salotto, aveva accolto il messaggio giansenista dei prozii Solari secondo cui umanesimo e cristianesimo sono concetti che si implicano a vicenda.Sotto il vescovo di Noli Benedetto Solari, O.P. Forse questa scena di compianto funebre ripresentava alla sua mente la scomparsa di suo padre, il leggendario capitan Domenico, quando  era ancora in giovane età, il raccoglimento della sua famiglia attorno a lui. Quindi vedendo la Deposizione non deve venire in mente la frase di Tancredi nel Gattopardo :”Tu,zione,corteggi la morte.” sostituendo zione con nonno, ma tu corteggi la comprensione, l’amicizia,gli affetti sinceri. Come compenso all’austerità della Deposizione sul soffitto del salotto un grande arazzo raffigurava la scena grandiosa e lieta di Assuero che incorona la regina Ester,un omaggio alla moglie Ester, molto cavalleresco, un inno alla vita e alla sua felicità coniugale.Era una copia del Quadro Assuero incorona Ester Regina di Paolo Veronese che si trova a Venezia. C’erano poi tre quadri dello zio Gandolfi, il più che pregevole “Raffaello e la Fornarina” di chiara ispirazione romantica,un piccolo ritratto, forse un bozzetto,di suo nonno G.C.Gandolfi e un quadro che rappresentava l’Italia.C’erano un piccolo quadro molto pregevole con una scena di battaglia della scuola d Salvator Rosa(sotto un quadro simile di S.Rosa), due grandi ovali con due dame di autore ignoto,ma molto decorativi. Sui muri delle scale esterne erano appesi molti quadri di grandi dimensioni, di fattura non eccellente ,ma pur sempre antichi e piacevoli a vedersi. Anche nella casa di campagna c’erano bei quadri, due in particolare,uno che raffigurava una scena campestre inserita in una ghirlanda ovale di fiori e spighe  e un paesaggio con rovine di grandi dimensioni sopra il divano del salotto. Sono grata al Nonno che mi ha dato fin dai primi anni l’opportunità di vedere belle immagini e opere d’arte.

Immagini relative a Napoleone Post n.4

5 Set

Un disegno satirico riferito all’inconsistenza dell’impero napoleonico.L’incontro tra Napoleone e Giuseppina Beauharnais de laPagerie. Sotto Giuseppina .Poi Napoleone al ponte d’Arcole.Matrimonio tra Napoleone e MariaLuisa celebrato dallo zio cardinale Fesch.Sotto Napoleone circondato dai nipoti.Il Re di Roma figlio di Napoleone e Maria Luisa. Sotto Napoleone padre,poiNapoleone a Sant’Elena.
Carlo Luciano Bonaparte nipote di Napoleone ideatore e organizzatore dei Congressi degli scienziati italiani.Carri francesi portano via da Roma oggetti preziosi e opere d’arte.Sotto Napoleone sul letto di morte.Il papa PioVII amico della famiglia Bonaparte.   Sotto Maria Luisa d’Austria seconda moglie Napoleone.Carolina Bonaparte Murat sorella di Napoleone e regina di Napoli.Elisa Bonaparte Granduchessa di Toscana.Da sin. a dest. :Carolina , Paolina ,Elisa,sorelle di Napoleone,Ortensia Beauharnais,figlia adottiva di Napoleone,Giulia Clary,moglie di Giuseppe nel grande quadro dell’Incoronazione di Giuseppina.L’Avvocato Carlo Bonaparte e Letizia Ramolino genitori di Napoleone.Napoleone in età giovanile.Napoleone a 14 anni.Girolamo Bonaparte il più giovane dei fratelli Bonaparte con la seconda moglie principessa di Wurtteberg.Desirée Clary,amore giovanile di Napoleone,poi moglie del generale Bernadotte e regina di Svezia.Giulia Clary,sorella di Desirée,moglie di Giuseppe Bonaparte,regina di Napoli,regina di Spagna.Luciano Bonaparte,il fratello dissidente che non volle un regno.Paolina Bonaparte Borghese,la sorella prediletta.Paolina Bonaparte Borghese scolpita da Antonio Canova.Napoleone III,nipote di Napoleone,figlio di Ortensia Beauharnais e Luigi Bonaparte.Imperatrice Eugenia,moglie di Napoleone III.